Da Raiatea a Fiji: Il mega diario di Marcone…

Vabbe scusate il ritardo ma a sto giro sono stato davvero incasinato. In più avevo scritto un bellissimo pezzo da Tonga a Fiji ma e rimasto sull iPad e l iPad sulla aereo ….. e quindi!!!

E allora ci viene in aiuto Marcone Garofalo che e stato con noi appunto da Raiatea a Fiji  ed ha scritto un bellissimo diario che lo teneva impegnato per parecchie ore giornaliere ( ecco xche e un dicamo ..lunghino!) ma e davvero molto bello. io ripartire da fiji

Da Raiatea a Fiji e breve sosta ad Auckland

Dopo un viaggio aereo, vissuto come interminabile, soprattutto da LA a Papeete, arrivo a Raiatea con Piero, auto munito di Panda Fiat, comitato di accoglienza graditissimo.In barca ritrovo Enzo, cugino tuttofare e multioceanico, Vittorio di Agrigento, ex agente Ina ed ora skipper estivo di catamarani in Sardegna, Lorenzo “patrizio” fiorentino già antiquario ed ora esperto di royalties.

Facile simpatizzare con persone di caratteri così diversi e disponibili allo sfottò. “Amici miei in Polinesia”? Riprendo con fatica contatto con la bella barca, Ocean Bird (da ora OB n.d.r.), ben tenuta da Piero, sicura e confortevole, progettata e costruita dal Signor Amel nei cantieri francesi di La Rochelle, ideale per lunghe traversate oceaniche e con un bello scafo.

 

ELEZIONI A Raiatea

Manifestazioni politiche di susseguono con allegria per le elezioni che hanno visto vincere gli indipendentisti (con magliette rosse e arancio) che vogliono più autonomia, ma con moderazione, dalla sembra qui generosa Francia. Prima e per ora unica meta balneare l’isola di Tahaa con resort di lusso un po’ così e bagno snorkelling su coralli assai taglienti che mi provocano piccole ferite ma lunghe da guarire. Piero vedendomi bendato in due punti delle gambe mi dice che sembro quando “si cadeva dal motorino” e si doveva occultarlo ai genitori. Peccato non avere più i genitori autorevoli e accudenti. Comunque abbiamo nuotato trascinati e surfando con una corrente di qualche nodo, veloci e stupiti dalla varietà di pesci piccoli e medi, multicolori, un polpo piovra di almeno 40-50 cm esclusi i tentacoli, mi guarda con un occhio stranissimo e si mimetizza perfettamente con uno scoglio scuro. Più avanti una manta passa tra di noi indisturbata. I fondali sono bianchi di corallo. Al bar del resort il barman di almeno 150 chili è una trans o omosex molto convinta nel suo ruolo femminile. Questa tipologia umana qui è molto diffusa perché in alcune isole la discendenza è matrilineare e se il primo genito è maschio si cerca ditrasformarlo in donna.

Le nostre soste mattutine in un caffè molto francese sono rallegrate dalla cortesia e dal sorriso di dueragazze che ci servono con una grazia davvero piacevole. In genere ci si sente ben accolti. Il cannibalismo sembra cessato come pratica soprattutto religiosa o di vendetta tribale nel 1950, l’obesità invece è dilagante a causa del junk food che anche qui si è fatto strada rapidamente, peggio delle epidemie provocate dai primi scopritori europei di questa parte di mondo.

 

BORA BORA

Finalmente si parte per Bora Bora, dopo altre riparazioni alla vela di prua

 

, alla cinghia del motore ecc. Si arriva a Bora Bora dopo poche ore di bella navigazione e si scoprono le “passe”cioè gli ingressi dall’oceano aperto all’atollo laguna dove l’acqua si spiana e diventa piscina naturale. Bora Bora ha una fama di paradiso, forse non del tutto corrispondente alla realtà odierna, ma la vediamo inerte e chiusa per festa nazionale. Siamo ormeggiati davanti al locale yacht club e a bordo un solerte giovane organizzatore dell’ARC World, sudafricano, fa un check di tutte le dotazioni di sicurezza della barca, con descrizioni dettagliate del loro funzionamento e racconti orrorifici di naufragi e sciagure veliche che cerchiamo di ascoltare senza farci troppo impressionare. Intorno, sciagurate e rumorose moto d’acqua ma anche canoe sportive e veloci condotte da ragazzi iscritti alla scuola di canottaggio. Uno di questi atleti insegue OB per qualche minuti  pagaiando a più di 6 nodi di velocità, poi ci saluta tra i nostri complimenti sinceri. L’ispezione a bordo dura più di due ore e la sera arriviamo buoni ultimi alla cena sociale di tutti gli equipaggi che domattina 10 maggio si affronteranno in regata. Qui il sole tramonta presto e si mangia verso le 18,30/19. Non hanno predisposto il tavolo anche per noi e mangiamo defilati su un magnifico molo, all’aperto, con migliore ventilazione e diamo una lezione di stile all’”organizzazione” andando a salutare tutti con un brindisi ben augurale. Ottima tartare di tonno (qui il tonno rosso è il piatto principe)e altro trancio di pesce innaffiato da due bottiglie di Gewurtztraminer neozelandese. Cena offerta dal comandante, sempre “signore”come sanno esserlo i gentiluomini del Sud. Il weather prevede scrosci di pioggia brevi che lasciano spazio a nubi e poco sole. Lorenzo e Vittorio vorrebbero fare un bagno ma il motore del gommone li tradisce e tornano scornati. La mattina dopo aver fatto il pieno di acqua (1000 litri!) si va alla linea di partenza, fissata praticamente sulla passe di uscita: se si sbaglia si finisce sugli scogli di coralli, micidiali anche per le barche e non solo per gli umani. Si parte bene, tra i primi, e sulle note di O sole mio cantato da Pavarotti e da tutti noi.

 

 

 

Gli altri equipaggi sono un po’ perplessi, la loro età tarda e forse le loro tradizioni calviniste impediscono loro di apprezzare questa manifestazione di mediterraneita’canora; peggio per loro. Felici affrontiamo almeno 4/5 giorni (e notti) di Pacifico, per raggiungere Suwarrow, isola sperduta, oasi ecologica integrale, abitata solo dal custode ranger e dalla sua famiglia, dove faremo almeno due giorni di mare in relax. Così crediamo. La navigazione del primo giorno è molto faticosa, di bolina, la barca sbatte forte anche se il vento non supera i 25/28 nodi salvo una raffica a 41 nodi che prende alla sprovvista Lorenzo al timone: dopo aver regolato le vele dichiara “e chi son io, Paul Cayard!”ma si sente scappare Ocean Bird sotto il culo a 9 nodi e si prende un po’ di timore.

La notte di bolina è davvero dura e sogno di stare in Galleria a Milano all’ora dell’aperitivo e di andare da antiquari per far restaurare il tavolo fratino di papà, mi chiedo come farò a tornare a bordo per mezzanotte che’ inizia il mio turno e i sensi di colpa sono per l’equipaggio e per la famiglia, entrambi abbandonati…devo raccontare questo sogno all’amico Giorgio per un’interpretazione più corretta sotto il profilo psicoanalitico. Dopo la notte faticosa si è dovuto accendere il motore, causa assenza di vento, ma si naviga tranquilli e finalmente riposati dopo una colazione all’inglese.

L’onda lunga dell’oceano ti induce a pensare a quante migliaia di miglia essa percorre per passare sotto la nostra barca, sollevare 16 tonnellate e proseguire rigogliosa e schiumosa, placidamente. Ci stiamo abituando a questo ritmo lento e fluente e anche questo mare non ha avuto ragione del mio stomaco che si è portato bene. Siamo in collegamento con le altre barche col sistema Ais che consente di vedere sul plotter tutte le barche e navi munite di questo sistema identificativo (la maggioranza ormai)le loro velocità, rotte, nomi; questo, insieme al radar che identifica con anticipo anche gli “sqwall”(groppi di pioggia e vento)rende navigare oggi davvero molto più sicuro, anche se poi due velisti in Atlantico risultano scomparsi è una barca uguale a OB si è schiantata sugli scogli di Suwarrow perché sorpresa da una tempesta non c’è la fece a uscire in mare aperto che è sempre meglio di stare ancorati a terra e vedere la propria barca andare in rovina. I marinai nelle tempeste non temono il mare ma la terra sulla quale ci si schianta. Questo è il motivo perché il verde che ricorda la terra non è un colore gradito a bordo o come livrea delle barche. Superstizioni?

Sono le 10,30 del 12 maggio e ci mancano ancora 422 miglia nautiche per arrivare a Suwarrow. Vento scarso, lasco. Lat.15^22.608 S; Long.156^01.120 O. Domenica 13 maggio, terza mattina di navigazione, notte tranquilla ma si è navigato parecchio a motore per scarsità di vento. La cena ha visto il nostro cuoco principe Lorenzo superarsi con una pasta al ragù di carne al coltello davvero ottima e incredibilmente digeribile.Alla nostra destinazione, mancano ora 292 miglia, quindi ne abbiamo percorse almeno 400. Lelule, uccelli marini, sfiorano le onde veloci e ci chiediamo che “autonomia” di volo possano avere, visto che le terre più vicine distano centinaia di miglia e non li vedo riposare sulle onde.

Il particolare gioco di vele con doppio tangone predisposto, peculiare delle barche Amel, favorisce il “surf” (tra 8 e oltre 9 nodi di Sog, ovvero Speed over ground) sulle onde e la stabilità. Oggi il sole è davvero caldo. L’arrivo è stimato per dopodomani a metà giornata. Speriamo che la stima sia rispettata perché di notte senza visibilità non si può entrare negli atolli per gli stretti pertugi tra i coralli. A poppa ora ci sfila una nave che è bene che abbiamo incrociato di giorno e non di notte. Una delle spiegazioni per la scomparsa totale e senza segnali di soccorso dei due italiani in Atlantico è infatti che una nave li abbia troncati in due e affondati senza che avessero tempo di fare nulla! Noi pensiamo sempre in modo positivo e agiamo preventivamente, quindi turni di guardia diurni e notturni e ben vigili tutti, anche se Morfeo è sempre pronto a guantarci. Ore 11,24: lat.14^45.146; long.158^12.112.

 

MA COME FANNO I MARINAI

Ma come fanno i marinai? davvero il cameratismo maschile, “rutto libero”, discorsi a volte un po’ da bar, dopo parecchi giorni di forzata anche se simpatica coabitazione cominciano a mostrare la corda (in questo caso non la cima)…

Mi manca l’universo femminile nel senso di complessità e diversità dei pensieri, dei discorsi e del modo di essere proprio delle donne. Il cameratismo maschile, alla lunga mostra i suoi limiti. In particolare mi manca Mati, mia adorata con-sorte, alla quale ho imposto micro avventure scomode su piccolissime imbarcazioni, “bagnarole” nelle quali la sua classe innata si manifestava comunque pur nella scomodità della loro sportività… Ora sogno di belle uscite in gozzo insieme in luoghi a-Mati. Sembra paradossale essere preso qui, nel mezzo del Pacifico sconfinato, dalla nostalgia del golfo Paradiso di Camogli, ma tant’è.

 

STORM

Nella notte del 13 (numeri e scaramanzia), la visione diPolvere di stelle con Sordi ed una superba Monica Vitti, viene interrotta bruscamente, su di noi si abbatte una vera e propria tempesta o “storm” (definizione di tutti gli equipaggi con i quali ci si parla via radio e di cui si percepisce la crescente preoccupazione e tensione col passare delle ore notturne), quindi ventaccio con raffiche fino a 50 nodi. Brutti momenti anche perché non si può contare sul pilota automatico in queste condizioni. Grande prova dei timonieri Piero e Vittorio. Io al radar e in assistenza poi dopo provvidenziale piatto di pasta, mi corico in cuccetta. Sotto coperta senza osteriggi aperti è un incubo di caldo umido ma la stanchezza è tale che si dorme comunque. Le onde fuori sono davvero impressionanti, non meno di 3-4 metri, ma nessuno ha voglia o tempo per misurarle. Non aver paura di un oceano in tempesta sarebbe incoscienza e noi infatti lo si teme e si provvede, con un buon spirito d’equipaggio. Cinture di sicurezza indossate e molta concentrazione. Una sola vela di prua, ridotta al minimo e si corre a più di 8-9 nodi. Finalmente la mattina il vento finisce e si deve accendere il motore. Vento maledetto, o troppo o niente! Ma in Oceano gli Alisei non erano dolci e costanti? Ora in pozzetto, si fanno riparazioni con Vasco Rossi amplificato. Sole e “soffego” come dicono a Trieste. Oggi 14 maggio bella giornata di navigazione, cous cous vegetariano e riparazione del gommone con mastice bicomponente. Tramonto spettacolare con pennacchio verde sopra il sole cadente. Si  prospetta un soggiorno a Suwarrow di corsa per evitare  di dover entrare di sera: senza luce piena non si troverebbe la passe d’ingresso. Alle 18,55 mancano 112 miglia alla nostra prima meta, atollo sperduto fuori da ogni rotta turistica o commerciale…

 

SUWARROW

La mattina del 15 arriviamo a Suwarrow e ormeggiamo su fondale di teste di coralli intorno alle quali, quandodi notte gira il vento, la catena dell’ancora si incattiva e tira con forte pericolo di strappare. Pericolo e intervento sotto pioggia battente. Sostituiamo l’ultimo tratto di catena con una bella cima elastica e ricordo che molti navigatori oceanici non usano la catena per gli ancoraggi ma solo cime. Meglio che si tagli la cima, che si sostituisce piuttosto che spaccare il musone di prua  con la catena dell’ancora! Scendo a terra su una canoa non polinesiana ma di plastica, come quelle che si noleggiano a Camogli. Mezzo miglio contro la corrente ma c’è la fo, come dicono i fiorentini. L’isola è piccola e selvaggia, sperduta, famosa forse solo perché Tom Neale, medico neozelandese amico di Moitessier, ci ha passato due periodi di 7 e 5 anni ciascuno, dal 1952 al 1971. Un libro descrive questo way of life che tuttavia stento a capire. Leggerò il libro. Sembra che una baleniera sia naufragata a Suwarrow (il nome forse proviene dal sottomarino russo Suvarrov) e che un marinaio avesse trovato un tesoro di vecchie monete. Certo è un parco naturale meraviglioso e dove la natura ha una dimensione integrale. Si fa il bagno tra mante e squali piccoli e medi, quelli grandi stanno fuori del reef. Si sta sempre meglio nell’acqua calda oceanica,trasparentissima, che fuori. Oggi 16 alle 16 gita ecologica con raccolta dei rifiuti di plastica e aperitivo alle 18 con equipaggi americani, svedesi, inglesi, uno francese e solo noi italiani.

Uno yachtman arrogante ci chiede di Berlusconi Bunga Bunga e mi sento male. Da un ragazzo svizzero,con il quale parlo un misto di spagnolo e inglese basico, apprendo che si sta facendo un governo 5 Stelle-Lega e la nostalgia di casa passa subito. Le previsioni meteo per la prossima tappa, Niue, non sono rassicuranti. Domattina la flottiglia deciderà..Stamattina via radio ascoltiamo le previsioni che danno per il 18 storm. Si deciderà di partire in flottiglia la mattina di venerdì 18o il 19 dopo un’ultima valutazione sul meteo. Il Pacifico non fa onore al suo nome e le fregate (uccelli grandi, neri e dalle forme che ricordano i volatili preistorici) che ci sorvolano non mi piacciono.

 

 

 

SOGNO ASSAI STRANO

Stanotte ho sognato che navigavo su un magnifico veliero e a timonare era Matilde. L’aspetto strano era che il contesto della rotta era tutt’altro che marino: viaggiavamo in una periferia di città e poi su un’autostrada con gallerie simili a quelle della Serravalle. Io mi raccomandavo con la mia bella timoniera che stesse più al centro della corsia perché c’era poco fondale e la chiglia toccava e rendeva più lenta questa astrusa navigazione.

 

La maggioranza della nostra flottiglia, composta di una dozzina di yacht, quasi tutti catamarani, qui a loro agioperché i loro scafi piatti sono più adatti ai bassi fondali, decide di partire sabato 19, per sicurezza. La giornata è balneare, con avvistamento e giochi acquatici con una grande manta, nuova riparazione del gommone e aiuto al ranger nel trasporto di fusti di benzina. Il ranger John ed altri aiutanti provvedono a mantenere in ordine questo piccolo atollo.

 

PETER E CALLISTO

Sabato 19 ore 7 partenza per Niue. 540 miglia di navigazione (circa 4 giorni). Navighiamo in flottiglia e in particolare con un altro Amel Supemaramu, Callisto, di un americano del Wisconsin di 70 anni, in splendida forma che porta la barca da solo con la moglie. Ai nostri complimenti risponde che “l’età di un uomo è quella che le donne ti danno”. Saggia considerazione. Usciamo alle 7 e prendiamo una sventolata di 40 nodi e solito scroscio di pioggia, mentre imbocchiamo il pertugio della passe tra i coralli. Anche stanotte ho fatto bei sogni che ricordo con precisione. Il sonno è profondo e riparatore della stanchezza fisica che spesso è grande. Oggi bella veleggiata con mare incrociato inizialmente fastidioso per l’onda ripida. Per la seconda volta un pesce troppo grosso strappa amo e lenza in nylon che sembravano adatti a catturare ogni mostro marino. Siamo ingaggiati in un duello serrato con altre 4 barche della flotta. Purtroppo siamo penalizzati dal non poter usare la randa di mezzana strappata e perdiamo posizioni. Nelle trasmissioni via radio un burlone comunica che sta cucinando “gulasch italiano”! Correggiamo e proponiamo il nostro menù serale, pasta e patate. Parlando invece di etologia le popolazioni viste fin qui hanno subito l’oltraggio degli usi e costumi portati dai missionari e dai colonialisti francesi e inglesi. Ora si assiste a tentativi spesso mal riusciti di recuperare le danze tribali che furono vietate per eccesso di sensualità. Appena i turisti si allontanano i ragazzi con mega radio amplificate sparano musicaccia ossessiva e pessima. In compenso la religiosità è pesante quanto la stazza dei polinesiani davvero esagerata. Le figure atletiche di uomini guerrieri e la dolce sensualità delle ragazze sono rimaste solo nei bei ricordi dei film, e le imprese degli ammutinati del Bounty sono stati rimpiazzate da quelle infami dei loro eredi, finiti nelle cronache dell’isola di Pitcain per gravi molestie sessuali. Ho un deficit di comunicazione con il mio mondo affettivo che mi pesa assai e progressivamente. Vorrei sapere come procede il sognopolesiniano: un casale vicino a Busseto, in un mare di campi coltivati e culatello! Dalla Polinesia al Polesine…

Finalmente a Niue avremo internet. Un uso più moderato delle connessioni le rende comunque più umane e ci fa solo bene. Poi altra navigazione senza campo ma per meno giorni. Prima di partire da Suwarrow ho fatto un appunto pittorico dell’ Isola del tesoro(alcuni dicunt)col mio mini set di colori ad acquarelli. Un memo per poi fare qualche cosa di più grande, spero non solo per dimensione… Oggi domenica 20 ho dormito fino alle 9, dopo il turno 24/3 am. Risveglio agitato per un unico groppo di vento e pioggia che vede come complicazione la rottura del motorino dell’avvolgiranda. Penso sempre al motto marinaresco che recita che in barca “tutto quello che non c’è non si rompe”, invito a non esagerare con gli accessori..Lorenzo è teso e scocciato perché aveva prenotato il ritorno in aereo da Tonga il 24 e invece deve spostare il volo. Sono felice di aver prenotato solo l’andata, per la prima volta nella mia vita di viaggiatore. La mia lettura di Stevenson sui mari del Sud è stata interessante per la sua sensibilità nell’affrontare e descrivere mondi e culture così lontani. Nessuno spirito colonizzatore o di superiorità. Comprensione, curiosità ed empatia (termine ormai abusato ma non quando scrisse lui) autentici. Dopo un intervento risolutivo di Lorenzo la radio trasmettitore riceve e soprattutto ci consente di conversare con tutta la flotta. Facciamo alcune considerazioni sulla precisione e semplicità della lingua inglese rispetto alla nostra più ricca ma spesso meno adatta alla tecnicalita’ delle comunicazioni.

 

CAPTAIN PIERO

Quando parla il nostro Comandante (l’unico a cavarsela con l’inglese come giustamente ci ha rimproverato in una sola ma memorabile reprimenda in dialetto tarantino con pugni e calci che solo per vera fortuna hanno evitato la rottura di uno specchio!) sembra un cantante confidenziale ammmericano ed il suo linguaggio colorito ammalia tutti gli interlocutori collegati via radio. Di Piero come comandante non si può che dire un gran bene ed il racconto della sua storia professionale ci affascina. Mi permetto di dire che nessun avvocato del Nord avrebbe avuto la sua determinazione ed il coraggio di scegliere la sua strada di tutele legali dei più diseredati, contro le vessazioni di uno Stato spesso iniquo. Ha studiato la giurisprudenza americana ed è diventato un Erin Broncovich italico. Ho navigato con molti skipper e amici armatori, sono stato spesso bene e li ho apprezzati perché condurre una barca ed avere la responsabilità di tutto è davvero un compito arduo. Piero è per me oggi number one! Soprattutto per generosità e signorilità, e aggiungo che la prudenza è un’altra sua dote, apprezzata anche a posteriori avendo saputo al nostro rientro in Italia che una barca che navigava con noi è finita sulla barriera corallina! With complimentS

 


In quest cronaca Enzo dovrebbe comparire sempre: un tuttofare inde-fesso quasi sempre con un attrezzo in mano. Vittorio buon timoniere con ottimi trascorsi sportivi sulle derive Laser, soprannominato “il bambino” perché con quasi due metri e 100 chili di stazza, mangia e dorme in misura fanciullesca, impressionante. La sua parlata agrigentina è graditissima e la sua calma a volte quasi irritante non viene compromessa neppure dal suo soffrire il mare soprattutto sotto coperta. Sono le 17 ed è in onda uno degli appuntamenti radio tra nomi di barche ormai famigliari: Libeccio barca USA (storpiatissimo nella pronuncia anglosassone), Shepphard Moon inglese con a bordo un ragazzo di 23 anni al quale il padre ha regalato barca e giro del mondo; Callisto con l’amico Peter settantenne americano, già dentista del Whyioming, solo con la sua seconda moglie ex segretaria; Bijou con una coppia di bravi svedesi… Sembra che il vento che ci ha spinto a percorrere 180 miglia in 24 ore, vada calando. Peccato. Abbiamo tutti una certa prescia di arrivare in una terra che ci permetta di collegarci con i nostri cari. Un tratto comune degli uomini dell’equipaggio è  il forte senso di paternità. Molto attenti e affettuosi. Il mio essere step father o zio mi fa sentire un po’ meno uomo “compiuto”. Nulla di deprimente comunque.

 

NIUE

Stamane siamo finalmente arrivati a Niue (piccola isola quasi autonoma da new zeland ) dopo quattro giorni di navigazione. Quest’ultima notte solo a motore per assenza di vento. Ora finalmente connessi! Tutto bene, le navigazioni così lunghe e con pochi approdi sono stancanti. Turni di vigilanza notturni e diurni ogni tre ore. Concentrazione. Sono il senior dell’equipaggio ma ormai mi sento del tutto a mio agio. Il mio metabolismo funziona a mille. Sono molto felice che Mati, sorelle, nipoti, e amici ci seguano sul sito. Le informazioni sono in tempo reale. La mancanza della vela di mezzana ci ha molto penalizzato dopo l’ottima partenza. Stasera finalmente vita di terraferma. Dopo tanto Oceano senza mal di mare a terra mi prende un po’ di mal di terra! Gli organi interni del corpo e gli arti continuano a seguire il ritmo della barca ma la terra è ferma…

 

 

 

A Niue non c’è quasi pesce, neppure in un ristorante giapponese dove attendiamo di essere serviti inutilmente per più di due ore, storditi da bottiglie di buon vino bianco neozelandese. La pesca sull’isola è quasi solo per consumi famigliari privati ma stamane abbiamo socializzato con la proprietaria della lavanderia che ci sta organizzando la cena,sembra con pesce fresco. Ci offrono cocchi verdi, teneri e freschissimi in forma di crema squisita e poi da bere direttamente dalla noce. Il succo è una prelibatezza ed è frizzante!

 

Noleggiamo un’auto è una moto per il comandante. Si guida a sinistra ma il traffico e le strade non ricordano Londra e me la cavo. Trovata bandiera locale per il Comandante, oggettini in palma intrecciata e strofinaccio da cucina in cotone 100% locale che porterò in Italia. Sono o non sono un uomo di casa? Umidità e caldo notevoli ma all’ombra di una bella e vecchia pianta si sta papali papali.

Giro dell’isola su strada con buche voragini ma molto piacevole per la bella vegetazione lussureggiante, piccoli cottage semplici e curati, container e auto abbandonate e non smaltite, ma pulizia e ordine, data la dimensione piccola dell’isola che conta solo 1600 abitanti. Come usanza locale qui i propri cari li seppelliscono vicino alle case e non in grandi cimiteri, salvo che nel Tomb Point, che gode di una bella vista sull’oceano. Gustiamo un hamburger squisito,con ananas e verdure, in baretto ricavato in un container rosso, gestito da una matura ed elegante ex figlia dei fiori, con molta cura dei particolari e musica West Cost. Bagno in grotta piscina naturale, bella ma poca cosa rispetto ad altre viste altrove. L’acqua è però di una trasparenza eccezionale. Si vede l’ancora a più di 30 metri di profondità!

Serata “diplomatica” con rappresentanti ufficiali di New Zeland, presidente del più piccolo yacht club del mondo al quale mi sono iscritto ed ho iscritto anche l’amico Cinzio.

 

La serata procede in modo piacevole con cena pop di solo pesce, finalmente! a casa della padrona della lavanderia, una settantenne fantastica e del suo secondo marito molto più giovane. I due “indigeni” parlano con semplicità del loro modo di vivere. Non danno nessun valore al denaro, dicono che il cibo non gli mancherà mai, e condividiamo il senso di comunità che abbiamo corroborato con una bella preghiera pre pasto, tenendoci tutti per mano a catena. Domani anticipiamo la partenza per Tonga causa perturbazione che sembra arrivare da New Zeland.

 

Siamo bloccati da due ore sotto la tettoia del centro della capitale Anofi, causa pioggia a scrosci violenti che avrà riempito d’acqua il gommone rendendo bagnatissimo il percorso fino alla barca alla boa.

Stamattina il weather report conferma le brutte notizie. Bisogna partire subito per anticipare il cattivo tempo e le onde di 3,5metri. Ieri sera Lorenzo ha perso le chiavi dell’auto noleggiata e oggi paga la penale. Converso con una negoziante brasiliana di Curitiba che per amore vive qui. That’s incredible!

Le telefonate a casa mi hanno scaldato il cuore. Lasciamo con dispiacere Lorenzo che deve partire in aereo dopo la nostra frettolosa fuga dalla perturbazione. L’autorità di polizia “sequestra” in aeroporto Piero notificandogli che è responsabile dell’uscita da Niue di ogni membro dell’equipaggio. Spieghiamo che noi in barca dobbiamo anticipare   la partenza per “motivi di sicurezza“ e le autorità neozelandesi, che di mare ne capiscono, prendono per buona la motivazione. Partiamo nel primo pomeriggio e navighiamo bene a vela e con poche ore di motore.

 

CAMBUSIERI E CUCINA

Il comandante governa anche la cucina (ieri vellutata di patate, cipolle, zucca, ed oggi verdure cotte e riso all’orientale). Non sentiamo troppo la mancanza del nostro Primo cambusiere, Paolone che è dovuto restare in Italia. Lorenzo in cucina si è dimostrato capace di sostentarci con preparazioni leggere e gustose! Bravo.

Il morale della ciurma non ha mai risentito per assenza o cattiva qualità del cibo a bordo. Anzi.

 

 

VISIBILITY

Oggi venerdì navigazione a vela, poca, e tanto motore. Oceano davvero Pacifico e la perturbazione arriverà solo dopo che saremo arrivati è ormeggiati a Tonga (Vava’u group). Si naviga su abissi di migliaia di metri, in particolare presso il Capricorn Seamont ci sono 9000 metri di profondità, più dell’Everest affogato a testa in giù.

Incontro fugace con delfinetti e comunicazione di Peter che ha pescato due Marlin, o forse come li chiamano qui Whoau. La luna ieri e stanotte è quasi piena e illumina l’oceano togliendo però splendore alle stelle, costellazioni e nebulose che le altre notti ci illuminavano e suggerivano la strada, prima fra tutte la celebre Croce del Sud. Si naviga insieme ad almeno altre tre barche che anche di notte restano a vista con le loro luci di via. La visibilità è ottima e comprendo quanta importanza abbia nella navigazione. Mi è capitato di non averne per nebbia o perché dentro un temporale e non è consigliabile come esperienza.

Insieme al vento ed all’altezza delle onde proprio la qualità della visibilità è una delle informazioni dei bollettini meteo.

 

TONGA ED IL SUO RE

Domenica 27 dopo mezzogiorno arriviamo a Vava’u Group Arcipelago di Tonga. Abbiamo “perso” 12 ore perché il Re di Tonga ha deciso, per motivi turistici, che il cambio di giornata avvenga nel suo regno. Mi sovviene la genialità di Jules Verne  che nel finale delGiro del mondo in 80 giorni fa vincere il trofeo proprio per questa variazione di orario non prevista dai primi arrivati. L’ingresso è un lungo fiordo tra isolette che ricordano alcune vedute vietnamite. Ormeggiamo alla boa e aspettiamo a bordo tutte le procedure di “quarantine” con tanto di bandiera gialla issata a bordo. Quattro ispezioni di quattro agenti diversi per competenza. L’ispettrice medica è molto graziosa, giovane e come tale ancora magra. Dopo la maternità tutte le donne di queste isole di sformano e assumono dimensioni davvero esagerate. Gli uomini sono anch’essi enormi, sformati quasi tutti, pure senza maternità.

La buriana non è arrivata, forse stanotte. La laguna dove siamo ormeggiati è incantevole e si dorme con barca assolutamente immobile.

MONNEZZA E MEDUSE

Abbiamo portato la spazzatura a terra con la triste consapevolezza che in tutti questi paradisi naturali lo “smaltimento” dell’immondizia, della gomma, delle auto e di tutto l’inimmaginabile avviene bruciandotutto! Diossina ed altri veleni spesso rendono l’aria davvero greve. Le jelly fish, meduse azzurre, ci assediano e sono pericolose per gli umani e per ogni “buco” della barca perché ci entrano otturandoli…niente bagni dopo quasi 24 ore di permanenza in rada. Non potendo ancora scendere a terra, senza il completamento delle pratiche burocratiche, non abbiamo ancora nessuna connessione on line. Ieri sera abbiamo ospitato a cena StefAno, italiano verboso, uno degli organizzatori dell’ARC World. L’accento sulla A è nella dizione di tutti gli equipaggi stranieri e noi ci adeguiamo. Ci racconta che la stagione qui non è ancora stabile rispetto agli uragani e che anche fino a Fiji si possono prendere degli “sberloni” di cattivo tempo.

A fianco a noi una barca giramondo dell’organizzazione umanitaria Voile Sans frontieres.

Il motivo della sosta burocratica forzata è che siamo arrivati ieri, domenica, giorno di assoluto riposo, qui dedicato solo alla preghiera. I maiali ed i polli qui in strada godono della precedenza e sono ovunque in grandi quantità.

 

A terra c’è un cottage in costruzione, interamente in legno e penso a mio padre costruttore e a quanto avrebbe apprezzato il racconto di questa mia avventura oceanica agli antipodi del nostro mondo italico. Durante i turni di guardia ci si fanno confidenze sulle esistenze nostre e dei nostri cari e la storia della mancata giovinezza del mio papà, soldato alpino e prigioniero, ha interessato i miei compagni di ventura. Scendiamo finalmente a terra e Vava’u si mostra nella sua pochezza e soprattutto ci accoglie con nubifragi continui. Tutti gli equipaggi si ritrovano al bar “Tropicano” che somministra birra ma anche musica pessima. Sequestrati per un intero pomeriggio dalle piogge appunto tropicali che impediscono il ritorno in barca. Nostalgia della piccola Niue. Anche qui comunque la popolazione è cordiale e sorridente. Alcuni giovani con felpa e cappuccio somigliano in modo preoccupante a emarginati occidentali. In solo due ore! riusciamo a ricaricare le nostre sim per poterci riconnettere. Scopriamo con soddisfazione che Mattarella sta facendo il suo dovere istituzionale.

MA QUANTO PIOVE?

Cena squisita (per me maiale con ottima salsa su un letto di purea di patate che chi ha scelto il pesce mi invidia) ma funestata da un diluvio di pioggia che cresce col tempo e rende molto difficile tornare alla barca in boa col gommone, sgonfio (perde ed e’ gonfio solo col gran caldo diurno) e allagato.

Arriviamo appena in tempo perché gli occhiali annegati rendono la visibilità nulla. Ah l’età, ricordo l’handicap degli occhiali che mio cugino Umberto portava da bambino, quando in passeggiata sul monte Formico a Clusone ci colse un temporale di intensità non troppo inferiore! Allora, ragazzo e con 13 tredicesimi di vista non comprendevo quanto fosse difficile vedere attraverso delle lenti in quelle condizioni. Scusa Umberto, retroattivamente per averti deriso allora.

 

Finalmente ci togliamo tutti gli abiti fradici, serriamo i boccaporti e proviamo a prender sonno mentre fuori c’è ancora il nubifragio. Dopo qualche minuto alcune urla ci dicono di una barca che ha perso la boa e fatica non poco per recuperarne un’altra! In aiuto interviene il nostro Comandante ed uno skipper americano che col suo gommone risolve la situazione. Solidarietà marinaresca, un must.

MERCATI E STREET FOOD

Visitiamo il mercato di frutta e verdura lussureggiante dove troviamo anche dei buoni prodotti di artigianato. Prenotiamo le gonne tradizionali di palma intrecciata. Speriamo di trovare misure per fianchi femminili sottili, qui le taglie delle donne sono XXXL! Piero “noleggia” Neru, taxista di origine samoana,  che ci accompagna in un tour di ferramenta e cantiere nautico dove ci preparano le viti necessarie a rimontare il motore del tesabase della randa. Ci accompagna in un ristorantino per lavoratori locali dove lui mangia con la famiglia. Tonga food, fish & chips (in realtà platani”)polpo in salsa di cocco, tapioca. Un tempo i miei vecchi dicevano che i ristoranti dove vanno i camionisti sono consigliabili. Questo di Tonga vede lavoratori e lavoratrici vari e non fa eccezione. Ora stiamo preparando la partenza anticipata per Fiji. Dobbiamo arrivare entro il 10 giugno perche’ Vittorio ha l’aereoprenotato e teme di perderlo.

Partiremo prima della flotta con una serie di complicazioni burocratiche. Un’altra dimostrazione che non s’hanno da prenotare i ritorni quando di naviga.Volo di solo andata come mi compiaccio di aver fatto.

 

 

“Ogni cinese che arriva ne chiama qui altri 100”

In tutta la Polinesia, Tonga inclusa, i cinesi stanno prendendo in mano il commercio e molti traffici. Ce lo conferma anche il gestore italiano del ristorante Bellavista, con menù di cui buona qualità. Qui il consumismo è arrivato coi commercianti cinesi che hanno introdotto telefonini e altri generi di consumo che insieme alla diffusione della tv satellitare, delle auto ecc..Hanno indotto la necessità di guadagnare soldi che altrimenti qui non erano considerati necessari. Infatti è facile soddisfare i bisogni primari: caldo, casa simil capanna, cibo dalle piante, acqua piovana. Ora invece servono soldi e finalmente, dice Mario, si trovano lavoratori disponibili come camerieri, cuochi e per altri lavori.

Mario è un ex giramondo, originario di Orvieto, ha introdotto a Vavau il rosmarino e grazie ai cinesi ora trova molte verdure che prima qui non esistevano. Ora insalata, pomodori e persino basilico sono sui banchi del mercato locale. Dice che è il solo a saper trattare coi cinesi.

Dai cinesi ai polli. I polli che qui come in tutti i tropici che ho visitato sono presenti numerosissimi, garantiscono come cibo se stessi e uova ottimi.

Il canto del gallo poi segna i momenti topici del giorno e ci riporta a ritmi naturali, di campagna. Alba e tramonto rapidi e precoci che inducono a lavorare,mangiare, dormire con tempi e modi lontanissimi da quelli metropolitani. Tour dell’isola Vavau, giornata grigia, pioggia incombente ma solo in forma di minaccia. Uscendo dal centro per addentrarci col micro taxi, anche Neru ci fa notare che tutti gli store sono gestiti da cinesi, favoriti nel loro massiccio ingresso a Tonga dalla corruzione di alcuni ministri.“Ogni cinese che arriva ne chiama qui altri 100”. I giovani emigrano in cerca di lavoro che a Tonga manca. Le mete più prossime sono New Zeland e Australia.

Piantagioni di Kava (per fare un distillato)e Kipi da mangiare, vacche magre legate, maiali scuri simili a cinghiali ovunque, chiese e scuole con studenti in divisa. Sono le sole costruzioni ben costruite, pulite, recintate e e segnano la distanza tra il popolo povero con le sue catapecchie e Dio che abita nei cieli. Ci sono confessioni cattolico protestanti di ogni tipo e fede,compresa quella dei mormoni. Mancano del tutto i mussulmani.Tra le isole di Tonga ci furono guerre con l’usanza di mangiare i nemici, fino all’avvento della monarchia che ha pacificato l’arcipelago. Da due anni la monarchia è diventata parlamentare con maggiore democrazia.

 

LEZIONI DI CUCINA TONGANA

Il clou del tour piuttosto deludente è il pranzo a casa di Neru i cui preliminari ci sono stati  illustrati prima dell’inizio del giro, con dettaglio della preparazione e aperitivo a base dell’eccellente succo di cocco giovane. Ognuno di noi prepara un cartoccio con maiale o pesce, cipolle, sale, foglie di palma e succo di cocco, chiuso nell’alluminio e che verrà poi interrato con pietre, preventivamente rese incandescenti da un fuoco a legna,contenuto in un mezzo barile interrato e poi ricoperto di foglie di banana palme e da vecchie coperte. Si mangia per terra e pochino rispetto a quanto cucinato. Il resto va alla famiglia di Neru e la cosa non ci dispiace.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io e Piero ci compriamo la gonna pantalone tipica dei tongani anche se fabbricata in Cina e di poliestere 100%. Credo che Francesco la gradirà come regalo.

Oggi tempo buono, anzi ottimo, soleggiato e ventilato. Piero e Vittorio si occupano di noiose pratiche burocratiche mentre io ed Enzo scegliamo vigliaccamente il relax,finalmente, con due ore di ottimo pranzetto e bella conversazione con Mario, e sua moglie tongana, Milo, ottima manager e con una risata contagiosa.

Le strade vengono tenute discretamente e riparate con coral rock bianca, ricavata in quantità dalla barriera. Dopo pranzo shopping compulsivo in un negozio di magliette artistiche gestito da Mindy, signora di San Diego che, dopo la perdita del figlio di soli 17anni, si è trasferita qui. Commozione e abbraccio con Piero quando racconta la sua vicenda drammatica e Piero fa un donazione per la scuola dei ragazzi che Mindy sostiene.Molto sensibile alla EcoArt nel senso di arte ecologica, ha fatto gridolini di ammirazione per alcune delle mie opere pittoriche che vanitosamente le ho mostrato in foto. Mi accorgo di quanto sia numerosa la mia famiglia d’origine, quella attuale e quella degli amici più cari quando devo fare qualche gift… che gioia poterli rendere un poco partecipi di alcuni ricordi di avventure. Scopriamo che ogni chiesa ha una scuola ed un colore di gonna pantalone. Io e Piero,senza saperlo,abbiamo scelto il verde petrolio della chiesa mormone, i più ricchi come fa notare Mindy. Le sue t-shirt e polo sono invece tinte con la terra locale e devono essere lavate almeno tre volte nell’oceano.

 

 

CENA A BORDO PER EQUIPAGGI

Piero allestisce sontuosa cena per dieci persone: due equipaggi più noi quattro: John e sua moglie Angela, italo americana di origine abruzzese, molto simpatica, un’altra bionda francese, Brigitte, che ha portato degli ottimi peperoni ripieni, suo marito Dionisio nome impronunciabile in francese, per cui, a chi chiede come si chiama risponde “Bond, James Bond”); un giovane marinaio danese. Quasi tutti provano a parlare anche italiano e la serata trascorre piacevole e allegra, con bei racconti di vita e di mare,tra persone gradevoli e senza egotismi.

Bei momenti documentati come sempre dai servizi fotografici di Enzo che scatta foto come un autentico paparazzo.

Mi hanno chiesto se anch’io possedevo una barca e ho mostrato timidamente sia il gozzo Mati e sia la derivaAmelia. Grandissima ammirazione di tutti per le small Classic boat. Angela e John hanno una magnifica barca disegnata da un grande progettista, un Farr50!

Ben tre piatti di portata: aperitivo Spritz Campari e crostini alla ‘nduia (salame morbido calabrese), pasta fredda al pomodoro e cacio fantastico, spaghetti integrali con bottarga di muggine, e come dessert flan e cioccolato piemontese accompagnato da Barolo chinato! Tutto questo a 18.000 km dall’Italia!

 

Mi ripeto ma il cibo per il nostro equipaggio non è maitrascurato o secondario nella vita di bordo.

 

 

OSPITE A BORDO IN CERCA DI ALCOLICI

Stamane ci svegliamo al suono profondo di una grande conchiglia usata come un corno inglese da un venditore di ammenicoli. Piero ha comprato la spada (come quella del nostro pesce spada) intagliata con incisioni di balene,di un pesce Marlin che ornerà l’ingresso di Ocean Bird. Il venditore che rivela di avere più di 70 anni si avvicina alle bottiglie di liquori con malcelato interesse.

 

A Tonga il distillato di Kava, radice del pepe, allungato nell’acqua, non alcolico, viene bevuto a litri nei Kava party, dalle ore18 fino all’alba e gli effetti sono soporiferi e simili a quelli degli oppiacei, secondo le descrizioni fatteci. Insomma un intruglio poco interessante per chi come noi preferisce Rum, Cognac, whisky di malto, grappa…

Giornata grigia, pigra con riparazioni varie, recupero dal velaio della vela di mezzana riparata che ci aiuterà a navigare al meglio e che ci era mancata! Serata con cena a buffet.. tutti in coda tranne il Comandante che sbuffa “la fila per mangiare no, non la facevo nemmeno a militare!”

Musica anni 80 a palla e danze con giovani carini e vecchi “ritirered” pensionati con mossettine sgraziate. Ci salva una versione dei Gipsy Kings di Volare che scatena tutti e ci fa sentire molto italiani. Da Pasquale Di Gregorio grande navigatore e compagno di equipaggio, ora in Italia giungono notizie poco rassicuranti sull’ingresso nel porto Denarau scelto per approdare a Fiji. Very dangerous? Piero studia il percorso con scrupolo.Lasceremo Neiafu,Port Refuge, qui  e cercheremo rifugio alle Fiji.

Partiamo domenica 3 alle 9,30 “senza fare rumore”per non disturbare le usanze locali che prevedono, religiosamente, per la domenica il riposo assoluto. Se usi un trapano o fai lavoretti interviene la Polizia, non il prete…ma siamo italiani e su richiesta dell’organizzatore, pure italiano, amplifichiamo via radio il Nessun dorma cantato da Pavarotti. Gli amici delle barche ci salutano con grande affetto e dimostrano di aver gradito questo risveglio musicale.

Partiamo in anticipo rispetto alla flotta per anticipare una tempesta che sembra si muova veloce.

Poi solo piccole navigazioni e lascerò il Pacifico. Ma non precorriamo i tempi! Usciamo dal fiordo di Neiafu con i suoi isolotti nella prima giornata di sole e con colori finalmente come sui dépliant turistici. Potere della luce. Peccato non aver fatto neppure un bagno in queste acque ma tra noi ci consoliamo dicendo che non siamo bagnanti, siamo navigatori.

 

 

IL VOLATILE

Riprendere la navigazione dopo un fermo di parecchi giorni è faticoso soprattutto con mare incrociato è onda formata di tipo oceanico. Soprattutto lo stomaco di Vittorio ne risente subito. La prima notte di navigazione e i turni sono quindi più difficili da sopportare. Nel mio turno solitario sposto un cuscino in pozzetto perché non si bagni con l’umidità notturna e un movimento improvviso mi spaventa e mi fa perdere gli occhiali:un battito d’ali di un piccolo uccello che è venuto a riposare sulla nostra barca, unica “terraferma” per lui disponibile. È più spaventato di me perché il cuscino era il sui rifugio, poi si quieta e si apposta sul gommone sgonfio caricato a poppa e la’ sta dopo aver abbondantemente defecato. Guardo gli strumenti e non li leggo, sono senza occhiali, di notte e quasi mi cago sotto anch’io, poi recupero gli occhiali caduti, lavo gli escrementi sacramentando e prendendomi un rimbrotto dal comandante per  lo spreco di acqua di questa operazione. Mi rimetto davanti al quadro strumenti e al timone sotto lo sguardo preoccupato del volatile che ci lascerà qualche ora dopo, disturbato dalla manovra sulla vela di mezzana.

Prosegue la navigazione e usiamo anche le due vele di prua tangonate con una velocità di circa 5 nodi, spinti da soli 8/10 nodi di vento in poppa.

Il secondo giorno di navigazione è caratterizzato da poco vento, onda meno formata e tanto caldo. Mi cimento in una spaghettata con pomodoro fresco, basilico e soprattutto magnifico cacio ricotta portato da Piero e il gradimento mi conforta, essendo la mia premiere in cucina, dopo tanti exploit di ottimi cuochi!

Un tentativo di giustificazione alla nostra passione per il cibo: mangiare bene in navigazione mantiene buonol’umore degli equipaggi ed evita ammutinamenti, per questo i cuochi erano e sono così importanti e stimatisulle navi.

Ora scrivo queste note alle 02 am mentre faccio il mio turno. Ricambio la cortesia fattami da Piero che mi ha risparmiato un turno la notte scorsa e non lo sveglio. Indosso per eccesso di zelo il giubbotto con cintura di sicurezza, in tasca un magnifico aggeggio che in caso malaugurato di caduta in mare, si può attivare ed emette un segnale ricevibile dalla barca e che facilita, si fa per dire, il recupero del MOB (man over board), una cerata leggera quasi inutile perché anche di notte non fa mai freddo. Nella nostra cena tra equipaggi ci raccontano di un ragazzo finito in mare con l’osso del collo fratturato per la rottura della ritenuta del boma che gli ha fatto prendere la scotta della randa addosso con relativo sbalzo fuori bordo. Non portava cintura di sicurezza ed il padre lo ha recuperato solo per una luce che il ragazzo ha attivato in acqua… Questi racconti orrorifici servono però a ricordarci che davvero le precauzioni soprattutto di notte, non sono mai esagerate.

La navigazione è “tranquilla” mi dice Vittorio che ho rilevato. In realtà, appena faccio un giro d’orizzonte scopro una grossa luce bianca (nave o peschereccio?) che seguo fino a quando ci sfila a poppa, distante ma mai abbastanza.

Il sistema semplice di traguardare un punto (in questo caso la luce bianca) su una sartia o su un candeliere, funziona sempre. Purtroppo gli strumenti non segnalano le navi che non usano il sistema AIS, c’è il radar, ma gli occhi e l’attenzione restano indispensabili. Mezza luna, stellata incantevole, buona visibilità, oceano spianato e senza vento, si naviga a motore. Nelle prime 24 ore, quasi tutte a vela, abbiamo percorso 133 miglia. Ci sono isole e scogli di origine vulcanica, due di queste isole addirittura segnalate con fari, qui una rarità. Alcuni di questi ostacoli sono segnalati sulla carta come scogli rilevati da navi o aerei in qualche data remota o meno ma non confermati. È bene stargli comunque lontani. Le profondità indicate dalle batimetriche sono di 1000 metri, poco rispetto ai 4000 e 9000 metri dei giorni scorsi. Segno che ci avviciniamo alle terre: Fiji, Australia, New Zeland. Altro pericolo: i fondali da migliaia di metri passano a poche centinaia e creano onde enormi, fantastiche per i surfisti, meno per le barche… Mi rimetto davanti agli strumenti.

 

 

 

 

VOGLIA DI PROTEZIONE

Finalmente in cuccetta e sogno di improvvisare una navigazione italiana sul gozzo con l’amico Lucio, morto quando arrivai a Guadalupe su Ocean Bird: mi spinse a partire sapendo che stava morendo e rassicurandomi sulla sua sorte, “vai e quando torni mi racconterai delle Antille”. Nel sogno Lucio provava l’ancora perché voleva essere sicuro che tenesse. Io lo tranquillizzavo e studiavo una rotta costiera per sapere dove navigare. Avevamo solo due zainetti e la voglia di viaggiare in mare, insieme.

Penso che mi manca un amico fraterno e maggiore, come mi mancano i miei genitori. Nelle situazioni in cui si è soli o quasi in mezzo al Pacifico e in situazioni di pericolo e incertezza, si vorrebbe essere ancora figli o fratelli minori, sentirsi accuditi e protetti..

Altro sogno, questa volta Camilla, figlia di Matilde, con vestito lungo viola! Mi dice che dobbiamo parlare.

Finalmente al mattino possiamo spegnere il motore e issiamo il gennaker per venti leggeri. Veleggiare a più di 6 nodi senza rumore è gradevole anche se pensi che stai attraversando il Pacifico a passo di corsa leggera di un atleta mediocre!

 

 

LAVORETTI E CONSIDERAZIONI STORICHE NELL’OCEANO INFINITO

Altra giornata calda e inerte, il capitano inventa lavori non sempre indispensabili come passare l’aspirapolvere, nella migliore tradizione dei comandanti dei vascelli che solcavano questi oceani dalla seconda metà del ‘700 e nell’ ottocento.

Questo oceano è smisurato, due volte l’Atlantico e ricopre una parte smisurata del globo terrestre.

LUNATIX:una barca sfigata … o forse troppo tirata???

LUNATIX : UNA BARCA SFIGATA …. o forse troppo tirata????

 A proposito di morti e feriti voglio raccontarvi la storia di LUNATIX un bellissimo X50 di un tedesco che segue l’Arc sino all’Australia per scendere poi a Sydney e partecipare alla Sydney to Hobart, la famosa e spesso drammatica regata che attraversa il funesto stretto di bass punto di incontro e sfogo di enormi depressioni tra la Nuova Zelanda e l’Australia nei 40° sud i famosi quaranta ruggenti.

L’armatore è un tizio segaligno tedesco che ovviamente vuole arrivare primo non solo alla regata ma in qualsiasi circostanza anche nelle file per i passaporti o per il self service al ristorante! Su questa barca non ci sono stati morti, ma feriti diversi e anche gravi rotture. Cominciamo dalla prima

La famosa notte dei 50 nodi sulla rotta per Suwarrow il nostro ha pensato bene di lasciare il timone alla fidanzata del figlio assolutamente inesperta, alla prima strapoggiata il figlio è uscito fuori in pozzetto senza nè cintura nè salvagente ed è stato preso in pieno dal trastodella randa partito insieme al freno del boma. Insomma il ragazzo è volato in acqua di notte senza salvagente e con 50 kn. Aveva x fortuna un stroboscopica in tasca e sono riusciti con non poca fortuna a tiralo su ma aveva , si è capito dopo, due vertebre fratturate. Quindi la barca ha fatto marcia indietro e’ rientrata a bora bora e da lì il ragazzo è stato trasferito a Tahiti ( dove il padre non è neanche andato a trovarlo,) e una volta stabilizzato portato in Germania dove è ancora ricoverato.

 Questo spiega tra le altre cose perché insisto affinche oltre a chi sta in pozzetto, di notte e con mare impegnativo anche gli altri sotto almeno due devono dormire con il salvagemte xche se c’è l imprevisto e la necessità di intervenire con immediatezza l istinto e quello di uscire immediatamente senza nulla addosso ed ecco che poi succedono le tragedie!!!!!

La seconda sciagura è avvenuta dopo pochi giorni è sempre di notte. Un membro dell’equipaggio è andato a prua per verificare un problema sulla avvolgifiocco che in questa barca e a scomparsa dentro il gavone dell ancora . Il tizio si è quindi calato con la testa giù nel gavone ed alla prima onda le fficientissimo salvagente si è immediatamente gonfiato immobilizzando il tizio e strozzandolo sino alla quasi morte  x soffocamento. Lui ci ha raccontato di essersi visto da cinque metri di altezza a un passo dalla morte già trasceso…… il tedesco e’ a poppa non vedeva e sentiva nulla ( il pozzetto non è centrale è quindi il tizio era a 15 metri di distanza) per fortuna ha deciso di andare a vedere il problema e si è accorto del dramma e con prontezza ha pugnalato il salvagente del tizio che è ritornato su questa terra!!!! 

Altra lezione sempre occhio a questi salvagenti perché quando funzionano si gonfiano con la prima onda. Ed ecco perché in ogni caso consiglio di portare sempre due/3 bombolette di rispetto del salvagente autogonfiabile .

Ma non è finita qui.

Una volta partii da Vanuatu per l Australia a circa 400 mg da Vanuatu e 700 dalla Australia quindi diciamo subito dopo l’estremo nord della Nuova Caledonia LUNATIX lancia un pan-pan. Il timone non rispondeva più era nullo. Controlla i cavi convinto che si siano rotti e nulla i cavi ci sono e stanno benone. Ma la ruota gira e il timone non risponde dopo essersi calato più volte in mare prende atto che il tubo che entra  nella pala  si è dissaldato al suo interno e non è più solidale con la pala e quindi gira a vuoto . La notte si avvicina e la barca e alla deriva nell’oceano Pacifico al inzio del mar dei coralli.

Due barche della flotta le più vicine e anche le più veloci si dirigono su di lui e tutta la flotta Ivi incluso i tecnico dell’ arc di Londra studiano come cercare di risolvere il problema. Una barca senza timone non si riesce neanche a trainare e il rischio di dover abbandonare la barca appare concreto.

Tutta la flotta e in silenzio radio sul canale 72 del vhf e su un canale specifico della radio Ssb (single side band) per far parlare tra  loro i tecnici o quelli che ci capiscono di più. La mattina dopo cercano di imbragare con catene e cime la pala e portare queste cime sui Whinch e riescono a governare la barca e a 3/4 nodi si avviano verso l’Australia. Il tempo era Clemente non c erano più di 15/18 kn ma da dietro da lì a poco sarebbe arrivata una forte depressione che a quella velocità li avrebbe certamente presi prima di arrivare a Makay. Comunque riescono a migliorare la riparazione ed a incrementare la velocità in mod di arrivare prima del ventone. Ma cosa sarebbe successo se anche questo imprevisto si fosse verificato anche solo con i classici 30 kn di poppa con le belle onde che ci fanno andare tanto veloci???

Insomma è sfiga oppure come dice aghata christie tre indizi fanno una prova? Io sono per la seconda. Non puoi tirare SEMPRE la barca per tutto un giro del mondo come stessi facendo il bastone della regata di club, senza esporti a rotture e inconvenienti frequenti. 

Non si tratta di sfiga. Per quel che mi riguarda ho sempre navigato anche quando c era la possibilità di spingere di più con una andatura ridotta. La notte si mette la velatura più soft, si vìchiudono i tangoni o il gennaker e si riapre il Genoa, se sei tutto invelato e fai 9 nodi di velocità io riduco perché non voglio stressare la barca non mi interessa arrivare prima mi interessa arrivare intero e senza rotture, e vi assicutìro che l Amel è una barca sovradimensionata quanto a armamento rispetto alla velatura , però il giro e lungo e quando si fa 7 kn io sono più che contento!

VANUATU, TANNA, PORT RESOLUTION BAY, IL GIFT DAY

VANUATU, TANNA, Port Resolution ed il GIFT DAY CEREMONY

Assegnato il titolo di comandante del tender a Chicco i ragazzi se ne vanno in giro per la baia da soli che è un piacere.

Tanna è rimasta veramente legata alle SUE TRADIZIONI la gente vive nella antiche capanne con il tetto di stuoia di cocco intrecciato e tutto è regolato dal ritmo del vulcano.

 

 

Non ve lo racconto perchè i video rendono sicuramente meglio, ma vi spiego la storia del gift day.

Da ormai oltre 15 anni Jimmy Cornell l’ideatore dell’Arc, passando da Vanuatu con la flotta della world arc, organizza questa cerimonia che consiste nello scambio di doni tra i giramondo e gli abitanti nel villaggio a port resolution. Veniamo ovviamente preparati e ci portiamo ogni tipo di cosa che può servire: dai quaderni alle penne e i fogli per la scuola, alle padelle, vestiti, attrezzi per la pesca insomma tutto ciò che si può e si sente di poter regalare. Dal canto loro gli abitanti dell’isola ci consegnano manufatti artigianali fatti ovviamente da loro, come cappelli e borsette di paglia,stuoie, pennacchi, collane di foglie e fiori e decine di ceste di cocco intrecciate colme di frutta e verdura. Anche qui il video merita di esser visto e parla molto più di mille parole.

La cerimonia inizia nel primo pomeriggio e veniamo ricevuti al centro del piccolo villaggio con canti e balli tradizionali e un discorso di ringraziamento dal capo villaggio. Poi un corteo cantante si snoda dal villaggio sino allo “yacht club” dove veniamo ricevuti ad uno ad uno con un copricapo di palma intrecciato e corone di fiori. Infine la consegna della cava al capo villaggio e lo scambio dei doni. Sicuramente il momento più bello di tutto questo world tour. Loro si preparano per un anno a questo incontro e l eccitazione di grandi e bambini e palpabile. Il giorno prima eravamo andati in visita alla scuola accolti da canti dei bambini davvero commoventi.

 

 

 

 

 

 

Subito dopo la cerimonia c e il triste addio da parte di jojo’s circus il catamarano che ha deciso dopo tutti gli avvenimenti di mollare. Andranno diretti in Nuova Caledonia dove metteranno in vendita il catamarano e torneranno nella loro dorata casa di Miami. Peccato perché i loro tre ragazzi avevano legato con i miei ed è stato davvero un grosso dispiacere per entrambi.

 

Purtroppo questo giro del mondo non è una passeggiata e molti partono impreparati più che altro psicologicamente e si ritrovano a meno di metà strada a dover fare i conti con un impresa che è molto più stressante,faticosa e impegnativa di quello che avevano immaginato vedendo le foto dei tramonti e delle spiagge bianche. Non puoi mai rilassarti completamente ed e davvero poco il tempo e le occasioni per ricaricare le batterie. Anche perché in genere quando hai tempo per fermarti invece di andartene in giro magari a visitare l‘entroterra ti tocca stare in barca ad aspettare il tecnico di turno per l’ennesima necessaria riparazione. Insomma anche a sto giro morti e feriti, in senso metaforico ovviamente ma non è stato l’unico equipaggio a mollare!!

 

 

 

 

Da Fiji a Vanuatu

DA FIJI A VANUATU

Ho lasciato OB a Fiji con il timone e ruota smontato e con il pilota automatico sulla pala non funzionante.  La ruota faceva un gioco importante, i cavi della timoniera facevano un rumore sinistro e il secondo pilota automatico quello con la catena sul pignone della ruota aveva dato più volte segni di cedimento e lavorava molto male. A ciò si aggiunga che il pilota principale quello diretto sulla pala aveva smesso di funzionare già lo scorso anno ad agosto a Raiatea.

L’ottimo  chase smith titolare del Baobab marine service di Denarau Marina ha smontato tutto facendomi notare che era tutto molto lascato anche se le due cremagliere su cui scorre il pignone della ruota era ben ingrassato e non aveva alcun problema. Interessante e salutare è stato smontare tutto, mi ha tolto una bella ansia. Ritorno a Fiji con il pilota nuovo e soprattutto con i miei ragazzi che ho voluto portare assolutamente non prima di essere certo della rassicurante presenza di Nicola Daddea, che si è immolato sapendo che sarebbe stata bella tosta in 7/8 in barca con tre ragazzi, e del medico di bordo Fabio Frediani che staranno con noi in queste 1.800 mg tra FIJI E L’AUSTRALIA CONCLUSIVE DELLA TRAVERSATA DELL’OCEANO PACIFICO.

Sulla città di  NAdi si e già espresso Marco  x noi e stato carino il mercato del pesce e quello della frutta con i banconi della cava  e dei rotoloni di tabacco dove ho comprato non il tabacco ma la prestigiosa insegna del rivenditore incredulo nel vedere che ero interessato a sborsare un somma di denaro per il suo pezzo di legno colorato !!!! I veri acquisti li ho fatti da Flavio il rivenditore di prodotti italiani consigliatoci da Mario del ristorante Bellavista di Tonga dove ho preso pecorino romano, finocchiona e parmigiano a prezzi ovviamente da gioielleria. I vini si prendono a buon prezzo quelli ottimi australiani e new zelandesi così come la pasta Barilla presente ormai ovunque e udite udite le orecchiette trovate in un market fijiano e di manifattura Australiana!!!!!

 

Il pilota è presto rimontato e dopo la prova in mare riparto molto rinfrancato. 

Prima sosta a Musket Cove dove ritroviamo la flotta in gran festa perché è il 4 luglio ed è il giorno dell’indipendenza americana. Manca il catamarano di Jo Jo Circus, il mega riccone canadese che viaggia con moglie e tre figli da cartolina e che però si è schiantato sui pericolosissimi Reef tra Tonga e Fiji.  La barca ha perso un timone e danneggiato gravemente il secondo. Anche altre barche hanno toccato terra non volendolo ma con meno danni.

Anche qui la situazione nn e semplice. Navigare all’interno dell’arcipelago delle  Malolo  Island è molto rischioso, le carte ufficiali non contano nulla, il massimo del suggerimento ti che ti danno e di affidarti a Google Earth  perchè da li si vedono bene le zone di bassa. Per fortuna riesco ad avere una chiavetta con tutti i Way point usati dai traghetti e dagli aliscafi che fanno la spola tra le isole  e solo per arrivare a Musket Cove ce n’erano almeno 18!!! Slalom tra le teste di corallo!!

 

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Musket Cove è un isola resort bellissima e nel bar principale del resort sulla trave di legno principale sono incisi i nomi delle prime barche che anni adddietro hanno partecipato ai primi rally. Immaginate la mia commozione e orgoglio nel leggere a fianco al nome di Aventura e di Jimmy Corneli quello del Gilma Express di Pasquale Gregorio, si così sbagliato senza il de. Commozione e orgoglio perché condivido un’amicizia sincera con questo uomo straordinario che ci ha portato per mano nella traversata atlantica e ci ha poi lasciato liberi di andare da soli.

 

Grande partita di pallavolo sulla spiaggia con la Maria☀️ protagonista e immortalata dai fotografi dell’ Arc in attesa dell’arrivo dello strizza cervelli di bordo, il buon Fabio Frediani. Partenza per Vanuatu, come tradizione fra le note di Volare, un po’ da panico perché partiamo all’interno del Reef e dobbiamo percorrere per tre miglia un canale largo poco più di mezzo miglio insieme ad altre 20 barche, insomma c’è da farsi del male!!               

                 

 

I primi due giorni mettono a dura prova l’equipaggio sia dei piccoli che dei grandi, mare formato da poppa e spesso incrociato  e vento sostenuto ma tutto ok, la barca e il suo nuovo pilota vanno alla perfezione e tra partite a Firenzepoli ( un Monopoli ambientato a Firenze)

e ottime cene, la notte del 4 giorno avvistiamo un forte bagliore arancione che ci preannuncia le varie esplosioni  delle eruzioni del vulcano sui monte Yasur.  La mattina del quinto giorno entriamo nella baia di Port resolution bay nell’isola di Tanna che fa parte dell’arcipelago dello stato di Vanuatu che sotto la dominazione coloniale francese si chiamavano nuove Ebridi. In questa isola ci aspetta uno dei momenti più toccanti di questo giro del mondo. Il gift day!

Il comandante (edito by Vittorio)

premessa mia cioè di Piero cioè me medesimo :io.

come dice Enzo sono tutti dei leccaculo questi degli equipaggi di OB nessuno ha mai il coraggio di dire veramente quello che pensa del comandante e quindi si scatenano in gare a chi lo adula di più!!! Vabbè io faccio finta di crederci e li ringrazio e ringrazio Vittorio per L splendida compagnia le belle parole ma soprattutto per l’aiuto VERO in quella notte di tempest a 50 KN e in quell uscita da Suwarrow un po’ avventurosa con lo sqwall e 40 kn da poppa!!!!

 

Titolo IL COMANDANTE

Il Comandante
E che dire del comandante Piero?
E’ per me la prima volta dopo decenni che mi trovo ad avere a che fare con un comandante perche’ ‚ fino a oggi bene o male mi sono sempre sentito responsabile della conduzione dell’imbarcazione.Piero e’ un comandante troppo operativo ( non capisco se riesce a rilassarsi); non sta’ mai fermo . O e’ impegnato nella conduzione della barca o cucina ( anche bene) fa’ anche il pane e la pizza e tanto altro o manovra le vele ( ormai le monta anche da solo ) o entra in sala motore e cambia filtri e tutto quello che e’ necessario o sta’ attento alla navigazione, annota le cose da riparare ,scrive sul forum , stimola il suo fido cuginetto a fare questo e quello mentre lui, Enzino, ha la mente in tutte altre questioni:enzoDSCF4575 nella barca ha un ruolo importante ; l’uomo tuttofare ; smonta e rimonta tutto .Mi e’mancato un po’ Lorenzo che in cucina non ci ha fatto mancare niente ; nel bello e nel cattivo tempo , senza problemi di mal di mare ; sembra che abbia anche vinto la sua battaglia contro il fumo .E marco col suo aplomb milanese di origini siciliane un po’ ruttevole; sempre corrisposto da un peto di Enzino . Nonostante ruttini e scorreggi a profusione e’ stato un bell’andare . Da raiatea a fiji circa 2000 miglia; tempeste , sole, vento ,pioggia ,mare calmo ; abbiamo veramente avuto di tutto. Auguro al nostro comandante di potere concludere il giro del mondo per poi trasferirsi nel mediterraneo e vagare per i nostri mari senza piu’ lo stress di un’organizzazione da giro del mondo; nel mediterraneo dove finalmente si potra’ rilassare ma penso che per la sua indole continuera’ a non stare mai fermo e chissa’ cosa si inventera’. E’ inoltre, un’altra delle sue caratteristiche, e’ di essere sempre positivo e propositivo
A tutti in the ass to the whale
Vittorio ( membro di equipaggio) quello in giallo nella foto per capirci!!!!

Un po’ di foto (cliccateci sopra per la didascalia)

Da Raiatea a Tonga: via Suwarrow e Niue

Neiafu, Kingdom of Tonga, 30 maggio 2018

Be scusate il ritardo ma è la prima sosta superiore alle 48 ore ed una Wi-Fi che è tutto sommato accettabile. Cercherò di ricapitolare gli avvenimenti dal 26 aprile data della partenza ad oggi ovviamente il più sinteticamente possibile.

allora partiamo per raiatea Polin4sia Francese  io e Zino e Lorenzo Arrighi New entry nel mondo di ocean bird. La barca e fuori dall acqua al Chantiere Naval dell ile immeritatamente proprio al fianco della mitica Tamata L ultima barca di Bernard Moitessier ed a una prima visita sembra tutto ok nel senso che  all interno non ci sono muffe ne acqua né insetti,  il gommone è sempre lì, ben coperto ed il motore del dinghy sempre nel gavone . Direi che è già un buon punto di partenza. I lavori da fare sono tantissimi e il caldo davvero opprimente con una umidità pazzesca a causa dei frequentissimi acquazzoni che rendono una pozza di fango tutto il terreno sotto OB dove dobbiamo lavorare.  Per fortuna per i primi tre giorni siamo in un piccolo b&b Villa Temehani di alcuni francesi molto carini che ci deliziano la mattina con una abbondante colazione con pane e marmellate fatte in casa.

Inizia la solita spasmodica ricerca dei personaggi chiave il meccanico  l’elettrico il dissalatore il tutto fare, il tizio che ci può portare in giro alla ricerca delle cose che ci servono e che nella stragrande maggioranza dei casi  non troveremo . Dopo averli individuati iniziala trattativa sui tempi per noi ovviamente strettissimi per loro impossibili da gestire. Comunque sia riusciamo in 5gg a fare la carena in particolare modo il bulbo di ghisa parecchio arrugginito e ripulito con il flex  e tante mani di copper coat la scia taci gentilmente dal Max Terragni altro italiano che sta facendo il giro con un Oceanis 50 e che era partito pochi giorni prima del ns arrivò; il tagliando al motore la riparazione del Genoa i cambi degli zinchi alla pala al generatore ma non al boiler dell acqua  calda . La girante del motore era ok mentre quella del generatore era mezza finita ed il meccanico ha recuperato molti più dei pezzi che mancavano a testimoniare il pessimo lavoro fatto dai suoi procedenti colleghi. Tagliamo ultimi anelli della catena la rigiriamo e rifacciamo i segnali per i metri 15,30,50,60,75. In questa operazione fatta sotto il sole cocente Lorenzo troppo abituato ai lavori di solo concetto si prende un a specie di coccolone colpo di sole o chissà cosa è rimane fermo per circa due giorni, MA SARÀ LA SUA PIÙ GRANDE FORTUNA SE RIUSCIRÀ A PERSEVERARE. Infatti lui fumatore incallito in questi due giorni non fuma e quando si ristabilisce ci dice “quasi quasi ci provo” e smette clamorosamente di fumare e non ha più fumato sino alla sua partenza da Niue!!!! BRAVO LORENZO!!!!! Questo è il primo ottimo risultato di questo pezzo di giro.

Comunque la barca finalmente in acqua L elica di prua ci permette di fare una manovra di uscita dall angustiassimo Marina e finalmente siamo fuori, diretti al porto di raiatea quello in città perché tra poco arriveranno Marco Garofalo e Vittorio Zunardi.

 

subito prima sorpresa il pilota automatico sulla pala cioè il vecchio x capirci non va aveva già dato dei problemi ad agosto ma speravo che col riposo ed il bel tempo si riprendesse e invece penso sia da estrema unzione. Comunque un vecchio sudafricano che vive li da anni e che si spaccia per elettronico si offre di aiutarci . All arrivo di Marco e vittorio prendiamo posto in banchina non prima di esserci schiantati su quella di fronte poichè L elica di prua ha smesso di funzionare proprio mentre cercavo di girare la barca in circa 35 metri . Vabbè niente danni ma prima figura di m con i partecipanti al world arc che erano pres eti in banchina!!!!!

IL sudafricano non riesce ad aggiustare il pilota ma in compenso ci ripulisce il carburatore del motore del dinghy che già aveva dichiarato forfait e ci aiuta a trovare le cinghie dell alternatore ed a sostituirle xche erano veramente finite.

Da raiatea dopo una cambusa Italia stile con supermercati francesi che avevano di tutto dagli spaghetti ai capperi ai taralli i pugliesi(!)20 mg e siamo a Bora Bora. le boe dello yacht club sono terminate e facciamo il ns primo ancoraggio su 35 ma di fondale cosa che mai avrei immaginato anche perché con 75 ma di caten…..

La brutta notizia è che il dissalatore con il motore a 24 vt dopo circa 5 ore di funzionamento smette di lavorare  la buona è che quello con il motore a 220vt funziona e fa il suo dovere.

Il 10 giugno si parte per Suwarrow con tutta la flotta ed anche un altro supermaramu di un dentista americano di 71 anni che sembra il fratello di Kirk Douglas di nome Peter!! Viaggia con la sua terza moglie che era appunto la sua ultima segretaria!!!!

Ci confrontiamo un po’ su tutto da colleghi di imbarcazione  e poi sulle note di O sole mio cantata da pavarotti tagliamo la linea di partenza. 800 mg per arrivare in un atollo assolutamente sperduto dove un tizio di nome TOM Neal  ha vissuto  da solo per 17 anni ed ha scritto un libro “ da solo 17 anni su un isola deserta” che Paolo chiappini con affannose ricerche mi ha trovato e regalato in italiano e che io ho pensato bene di dimenticare a cas!!! Scusa Paolo.

Dalla prima sera il mare abbastanza grosso e la non abitudine alla navigazione il buio e tutto il resto mettono a dura prova L equipaggio che dopo tre giorni comincia a prende il ritmo, giusto in tempo per affrontare la burrasca più forte che mi sia capitata in questo giro. La navigazione in questo punto chiamato fascia di convergenza intertropicale è sempre un po’ bizzarra o ventine o niente vento ma comunque sempre caratterizzata da impressionanti sqwall ovvero delle formazioni nuvolose di non grosse dimensioni ma che si vedono da molto lontano e recano una quantità tale di acqua preannunciata dal vento che passa dai 15 ai 30 in pochi secondi. Devi essere sempre pronto sia di giorno che di notte di giorno li vedi arrivare e puoi anticipare la chiusura della vele ( perché questo si fa si chiudono pressoché tutte le vele e si aspetta che passi) di notte ti affidi al radar che ti mostra queste chiazze minacciose. Durano circa mezz’ora e poi appena arriva la pioggia il vento smette e dopo dieci minuti di pioggia torrenziale che ti lava perfettamente la barca dal sale, di nuovo le stelle si riaprono el vele e si aspetta il prossimo.

ecco la quarta notte di navigazione diciamo che lo sqwall è durato circa 6 ore!!!! Venti a 40 nodi raffiche a 45 solo un fazzoletto ma veramente neanche 5mq di Genoa e la barca che planava a 12 nodi!!!!! Minghia!!!!!!

il problema è che con quel vento il pilota non c’è la fa e quindi ci tocca timonare il fil di ruota a me e a vittorio che praticamente anche a causa del mal di mare stava sempre a letto ma quando è stato necessario ha preso timone e si è fatto tre belle ore nella tempesta . Altrettanto io e insomma la notte è passata ma diciamo che non è stata piacevole.

SUWARROW

Al 5 gg arriviamo a suwarrow e devo dire che il passaggio di ingresso dalla pass è davvero entusiasmate. Finalmente barca ferma all ancora mare piatto nella laguna acqua bellissima bagno e sbarco sulla piccolissima isola con la canoa.

cena perfetto con Lorenzo che ci ha deliziato quasi tutte le sere e anche finalmente un po’ di vino. Esausti ci lasciamo andare chi in pozzetto chi in dimette. A mezzanotte mi sveglio da una botta di vento pazzesca la barca si gira di 180 gradi e il vento comincia ad entrare da sud ovest ovvero dalla parte più lontana della laguna e comincia subito ad alzare onda. Sentiamo dei rumori sinistri a prua e ci accorgiamo che ad ogni onda la barca si impenna e la catena da uno strattone sul barbottin e se ne tira un pezzo in acqua. Vedo i segnali del bianco continuo vuol dire che la catena e a 70 metri e tra cinque metri sarà finita. Capiamo che il salto di vento di 180 gradi ha fatto girare la catena intorno ad una testa di corallo appena sotto la barca che risulta praticamente impiccata sulla catena. Occorre fare in fretta legare la fine della catena ad una cima molto grossa filare la catena e lasciare scendere un po’ di cima tessile per sua natura più alstica e che ammortizza i  tiri. Non possiamo darne troppa però dietro di noi incombono gli scogli del reEF  con un rumore assordante che insieme alla forte pioggia sopraggiunta non ci fa sentire gli ordini a un metro di distanza.  CERCO  di non pensare a quello che ci avevano detto allo skipper briefing alla partenza: okkio al sud ovest a suwarrow xche alza onda e vi butta sul reEF. NON CAPITA QUASI MAI MA due ani fa una barca è andata a scioglie e affondata x questo motivo! Indovinate che tipo di barc e che modello era???

vittorio è molto lucido e preziosissimo mettiamo subito una stroppo alla catena per eviatìre che tiri ancora e scendo a lavorare sullla fine della catena che è nel gavoncino stagno a prua . Facciamo tutto molto velocemente risaliamo per dare catena e cima e quella cima che avevamo dato in precedenza era già stata completamente strappata dagli strattoni. Mimghiaaaaa

filiamo tutta quell poca catena e un po’ di cima non troppa perché se va giù  verrebbe tagliata immediatamente dai coralli aguzzi ma quel tanto che basta e la situazione si normalizza immediatamente. Però sono passate due ore sono completamente fradicio è ghiacciato mi spoglio e mi faccio una doccia calda. Che sollievo: Nemmeno in Corsica a gennaio!!!!

la sost ci rinfranca, il dissalatore va, il motore del dinghy così così ma nel complesso stiamo bene.  Si può rimanere a suwarrow Max 72 ore e quindi dopo due notti la mattina partiamo con il gruppo.  Prima di imboccare la pass di uscita vediamo sopraggiungere uno sqwall e devo dire faccio un grave errore di valutazione perché pensavo di fare prima e invece arriva proprio mentre passiamo il punto più difficile venti a 40 nodi motore e reEF  a pochi metri non siamo mai stati in pericolo xche il vento veniva da poppa e anche qualora si fosse fermato il motore la sola randa ci abìvrebbe tolto d impaccio ma x quel che mi riguarda è stato un grave errore xche non ti ci devi trovare. La prox volta voglio cielo terso a 360 gradi sennò rimaniamo dentro!!!

NIUE

da suwarrow sono 520 mg che insieme alle 800 già fatte sono circa 1.300 mg che x un diportista “normale” equivalgono almeno a 3/4 anni ! Ma qui L uscita minima sono 250mg.

Navigazione senza storia 520 mg poco vento bizzoso e motore. Niue è bellissima e mi ha molto ricordato l altra isola come questa sperduta nell’oceano: Providencia  nel mar dei Caraibi. Ve la ricordate Donato e Marione???  Ne ho parlato in precedenza chi vuole può tornare al 2016 la tappa Cuba San Blas

be Niue è una piccolissima isola sostanzialmente protettorato neozelandese con solo 1500 abitanti tutti gentilissimi ospitali e generosi. Ha un solo handicap non ha punti di approdo!!!! Ci si ormeggia a delle boe su circa 40/50 mt e ti accorgi della trasparenza davvero speciale del mare xche riesci a vedere il fondale, incredibile.

Niue ha il più piccolo Yacht club del mondo che ha un numero di iscritti superiore alla popolazione dell isola. Il suo acronimo e molto più famoso di quello che sembrerebbe: NYC(Niue yacht club) e non New York City!!!! Ovviamente diventiamo soci dello yacht club più piccolo del mondo

arrivi col gommone su un pontile di cemento altro circa tre metri e devi aver preparato dei cavi sul gommone perché scesi tutti ti passeranno un gancio di un grosso argano con il quale devi tirare su il gommone direttamente sull’asfalto sopra il molo!! Il tutto sperando di aver bilanciato per bene il gommone sennò cadrà di prua o di poppa e  che il motore dell’argano funzioni sennò te ne ritorni in barca!!!

a terrà tutto molto pulito senza fasti particolari ma molto dignitoso e ordinato. Portiamo le robe da una signora che ci dicono fa il servizio laundry e il marito di lei nel attesa ci coglie 4 occhi dalla Beto c’è li apre e ci fa bere con la cannuccia L acqua che esce frizzante ma veramente frizzante. Stupendo. Chiedo dove possiamo comprare del pesce e si attacca al telefono x cercare del pesce fresco xche dice quello che si vende nei negozi viene congelato dalla New zealand i pescatori prendono il pesce che vogliono ma lo tengono x se. Insomma niente pescherie. Ci trova il pesce e ci dice se volte domani lo cucinimao qui a casa e venite da noi. E quando ci ricapita!!!Affittiamo motorini e via in giro per L isola che è piena di grotte che arrivano sul mare spettacolari. La sera peter mi chiama e con aria ferale mi dice: ho le nuove previsioni ci sarà tra 5 gg una forte perturbazione su Tonga che porterà venti contrari e mare forte. Dobbiamo partire domani!!!!!!E CHE PALLE!!!!!

non ci abbattiamo e la sera passiamo tre ore meravigliose a casa di sefety e senuatu marito e moglieun banchetto sontuoso. Il pesce crudo nel latte di cocco ricavato grattando la polpa del cocco e poi strizzandola in uno strofinaccio . Ne esce il latte che viene usato un po’ per tutto. Pesce crudo a sushimi e cotto sempre nel latte di cocco.  Avevano tirato fuori i bicchieri importanti con il bordo in oro secchino. Senuatu ha 70 anni e ne dimostra 55. Il marito 55 e ne dimostra 70. Hanno tre figli tutti in Nuova Zelanda. Ci spiega che dopo L high school tuti i ragazzi vanno via in Nuova Zelanda e ci rimangono. Non ci sono reatinsull isola e si dorme ovviamente tutti senza serrature

L isola sta vivendo una importante trasformazione pur rimanendo ancorata alle proprie radici  perché è considerata la metà privilegiata dei neozelandesi nel periodo invernale e c’è solo un volo aereo la settimana e solo x Aukland. Ed e quello che prenderà Lorenzo che non arriverà in tempo a Tonga. Ecco su questo punto vorrei fare un annuncio: i prossimi che vengono in barca non facciano il biglietto di ritorno perché mettono in diffivìcolta L equipaggio e buttano via soldi perché è praticamente impossibile rispettare certe date.  Siamo in mano agli elementi e non possiamo forzare xche qualcuno rischia di perdere un aereo prenotato tre mesi prima!

comunque Lorenzo che ha  acquisito una naturale dimestichezza con le manovRe e che si è ormai perfettamente integrato nel equipaggio passando dal rapporto burrascoso con Enzo al Puro amore e difesa ad oltranza del cugino del comandante dalle angherie e vessazioni ad opera del medesimo comandante.

E qui il colpo di scena! Andiamo a fare le pratiche di uscita e la nostra risulta ultima è incompleta. Ci spiegano che non possiamo partire sono a quando Lorenzo non avrà lasciato non solo Niue ma il territorio neozelandese, cioè non prima di due giorni. Il comandante e il responsabile di ciascun componente del suo equipaggio e se dovesse succedere qualsiasi cosa lui rimarrebbe qui senza garanzie e non si potrebbe metterlo fuori!!! Spieghiamo che dobbiamo partire xche sta arrivando tempaccio che è un caso di sicurezza che va prima di tutti ma il tizio è irremovibile.  Vuol dire rischiare di rimanere ale. Le con vento forte dalla parte sbagliata insomma cosa assolutamente impossibile. Chiamiamo gli organizzatori che ci raggiungono e dopo ore di discussioni si trova L escamotage: un organizzatore dichiara che Lorenzo e sotto la sua responsabilità quindi viene scaricato come membro dell equipaggio di OB è aggregato al povero Galin uno degli organizzatori. Sono le quattro di pomeriggio e posssiamo finalmente partire. Eravamo alla Custom dalle 9.30 di mattina!!!!!

Corriamo al molo per preparare la barca e riuscire a partire prima di sera e ……….. L ARGANO HA SMESSO DI FUNZIONARE !!!!!! E che pallle!!!!!!

Dopo un ora di verifiche finalmente riparte e prima del tramonto molliamo gli ormeggi alla volta di Tonga!!!!!

NEIAFU, VAVA’U,  KINGDOM OF TONGA

Praticamente 230 miglia quasi tutte a motore. Abbiamo anticipato di almeno un giorno il brutto tempo e la mattina del 27 di maggio verso le 12 prendiamo una boa davanti al Port Refuge una baia Hurricane Hole  che serve appunto da rifugio in caso di uragani. Il fiordo di ingresso e lungo oltre 5 miglia è bellissimo con piccole isole scoglio disseminate nella baia che mi hanno ricordato quelle foto del Vietnam.

A tonga i monaci Cattolici hanno fatto un ottimo lavoro e siccome il Signore il settimo giorno si riposò, qui a Tonga la Domenica non si può fare nulla, tutto chiuso anche la dogana. Ovviamente siccome devi fare le pratiche di ingresso prima non puoi ASSOLUTAMENTE  SCENDERE DALLA BARCA quindi bandiera gialla issata e fermi in barca sino al giorno dopo.  Ah dimenticavo, scordatevi un bagno ristoratore, la baia e letteralmente infestata da meduse giganti fortemente urticanti che addirittura possono creare problemi al motore perché possono otturare il tubo di aspirazione dell acqua di raffreddamento insomma sempre un occhio allo scarico.

Vabbe di Tonga vi parlerò nel prosssimo giro sennò non finisco più per ora mi sono rimesso in pari .

Baci ai miei bambini che stanno finendo i loro ultimi giorni di scuola senza il loro Babbo!!!! Mariona mi spiace non esserci per il tuo ultimo giorno avrei voluto ballare di nuovo con suor Marcella!!!!!