HIVA OA ISOLE MARCHESI. TERRA DOPO 20 GG E 23 ORE. LA NOSTRA COCONUT MILK ROUTE E FINITA

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E finita! Alle 10,57 del 21 marzo 2017 dopo 20 gg e 23 ore di navigazione e oltre 3.300 miglia percorse cioè 400 in più rispetto alla linea diretta, eccoci giunti insieme alla primavera a HIVA OA la prima delle isole dell arcipelago delle marchesi così chiamato dal suo scopritore nel 1595 dallo spagnolo Alvaro Mendana in onore della marchesa di mendoza moglie del viceré del Perù. Nel 1774 vi arrivò cook e nel 1842 i Francesi.
Siamo arrivati dopo una notte al cardiopalmo dopo aver superato tre o quattro barche negli ultimi due giorni. È stata una notte d estasi con un cielo iperstellato una brezza di 15 kn la barca che filava come su un binario a 7 nodi dritta e silenziosa. Nessuno voleva andare a dormire e i turni sono completamente saltati. Alle 5 del mattino mi sono ritrovato solo in pozzetto e sul far dell alba ho intravisto la silhouette dell isola. CI siamo ritrovati a 15 miglia dalla finish line in cinque barche dopo 3.300 miglia. Fantastico. Tra l altro quello dietro di noi era thaistlai come skipper il famoso chris Tibbs che al briefing della partenza dell ARC ci fece la lezione proprio sulla navigazione e la sicurezza in oceano. Insomma un autorità della vela oceanica e trovarcelo alle spalle ci ha inorgoglito come non mai. Prima della finish line ci siamo parlati al VHF e ci ha fatto i compimenti!!! A noi???!!!

Tagliata la linea di arrivo siamo tutti scoppiati in un pianto di estrema commozione e felicità indescrivibile. Siamo entrati nella baia sulle note del nessun dorma (all alba vinceraaaaaa) della turandot cantata da Pavarotti e sparata sull altoparlante con le barche già alla fonda che applaudivano e noi applaudivamo loro è stato un Tripudio. IL rally control che ci comunicava l avvenuto,passaggio della finish line dicendoci “ocean bird congratulation You crossed the finish line. WELCOME IN FRENCH POLINESIA Davvero intenso!

La traversata ha confermato il suo nome. E chiamata infatti COCONUT MILK PASSAGE, cioè la traversata nel latte di cocco. Ed in effetti è stata davvero memorabile lunga, molto lunga ma con venti tutto sommato costanti e mai intensi con grossi squalls nella fascia di convergenza intertropicale ma dai 7 gradi sud in poi tutto assolutamente tranquillo. La barca ha retto bene e questo a conferma del grosso lavoro di manutenzione su tutte le manovre e in particolare sulle drizze che ci avevano mollato in Atlantico. Vuol dire che abbiamo lavorato bene. Niente avviene per caso.

Abbiamo pescato il giusto ma perse le prime due esche di dimensioni piccole , le grandi sono state divorate da grossissimi predatori che o ferravano la lenza e dopo poco strappavano tutto oppure addirittura tagliavano di netto la lenza senza neanche far partire il mulinello. Insomma l ultima l abbiamo persa a circa 100 mg dalle isole e quindi finita la,pesca. LA qualcosa e anche per certi versi positiva così evitiamo di incorrere nel pericolosissima infezione intestinale della CIGUATERA malattia che colpisce chi mangia pesci che si nutrono di alcune alghe tossiche della barriera corallina. Provoca fortissimi dolori intestinali, febbre alta, senso di bruciore alle mani e ai piedi, ed e davvero pericolosa e i sintomi durando anche sino a due mesi. Insomma una iattura. Qui quindi il pesce evitate di pescarlo e comunque fatelo vedere ai locali come si fanno vedere i funghi. Donato è stato un vice comandante perfetto Enzo ha portato il suo buonumore un po da Er piuttosto e Nico la sua freschezza e curiosità oltre che un pezzo di Vito. PAolo ….. tutto il resto!!!

Appena giunti in porto e scesi a terra abbiamo trovato un comitato di accoglienza di donne polinesiane che ci hanno messo al collo la mitica collana di fiori freschi e profumatissimi. È vero, la tradizione delle collane di fiori resiste ancora. Ho detto donne ma non è completamente vero. Infatti mentre la prima di queste mi bacia e mi metteva la collana ero un po’ interdetto perché mi ricordava un po’ ” u granatiere” noto trans delle cascine anni 90 brutto e muscoloso. Ed infatti a guardalo meglio sembrava un trans a tutti gli effetti. Con la mia solita discrezione ho chiesto subito ad uno degli organizzatori che mi ha confermato la natura mascolina del soggetto spiegandomi che in queste isole sono molto molto diffusi poiché essendo originariamente una società matriarcale il patrimonio andava alla prima figlia femmina e che tutte le famiglie che non avevano una figlia femmina facevano del primo maschio una femmina appunto. Indagherò più a fondo su questo aspetto della civiltà marchesiana però c…o proprio il travesta mi doveva accogliere dopo 20 gg di mare???????
Ovviamente qui internet è una chimera quindi non so quando potremo pubblicare questo articolo i prossimi è un po’ di foto. Voglio ringraziare pietro valente che ci ha aiutato nella pubblicazione delle news durante la traversata e il mitico Roberto Fagnoni che ci ha seguito costantemente e che ancora non riusciamo a chiamare xche anche i telefoni sono ballerini. Rob di la verità ti sei un po’ pentito a non essere venuto vero??????
Vabbè vedo di trovare le cartine x intendente e andiamo alla scoperta dell isola. 

Baci a tutti ma più di tutti ai miei bambini e più di tutti ala mariasole che è arrivata seconda alla sua gara di sci. Brava marionaaaaaaaaa

7 pensieri su “HIVA OA ISOLE MARCHESI. TERRA DOPO 20 GG E 23 ORE. LA NOSTRA COCONUT MILK ROUTE E FINITA

  1. Salvatore ha detto:

    Piero ho appena letto. Devo dire che mi son emozionato e ho ancora i brividi (come si dice dalle mie parti “i pilorci”). Siete grandissimi. Aspetto un pò di foto anche se, a dirla tutta, è il racconto che mi affascina di più, ogni oltre immaginazione. Un abbraccio naviganti. Salvatore

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  2. marco garofalo ha detto:

    Siete dei veri campioni! La tua cronaca mi ha davvero emozionato. Una bella impresa! Bellissima e poi con il tuo-vostro spirito di gruppo, autoironia e simpatia contagiosa. Mi mancate molto e quando sarà possibile l’imbarco farò del mio meglio per non essere da meno di tanta virtute e gloria!
    Un abbraccio
    Marcone

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  3. Non è vero, non mi sono “un po’ pentito”, sono SEMPRE stato PENTITO. Lo sapevo già da prima che mi sarebbe mancato tutto e sopratutto l’emozione di quando vedi terra dopo tanti giorni passati in mare, pagliuzza galleggiante in un’immensità inebriante.
    Anche noi, anzi io perché era il mio turno, vedemmo dopo 12 giorni di Atlantico il Morro di Fernando de Noronha tra le brume della mattina (h 05:00) e tolsi le vele tranne la trinchetta per arrivare dopo che il resto dell’equipaggio si era svegliato (ed onestamente, pur se nonni, avevamo gli occhi molto umidi!).
    Per nostra fortuna però l’arcipelago fa parte del Brasile ed appena scesi fummo accolti da fauna locale che non lasciava dubbi sull’appartenenza al più smaccato sesso femminile brasiliano!
    Vi ho chiamato sul cellulare appena avete tagliato la linea del finish, ma mi ha risposto un francese con cui non mi sono dilungato in spiegazioni. Avremo tempo per scambiarci foto ed emozioni.
    L’arrivo è stato veramente incredibile ed ho passato in diretta a tutti gli amici che erano in contatto con me i vari passaggi ed immagini che venivano dal sito dell’ARC in particolare l’arrembaggio, non riuscito per 10 min, di Taistealai che arrivava da sotto a circa 1kn piu veloce di Ocean Bird.
    Per i pesci sono sicuramente commestibili solo quelli sotto i 5 kg, quelli più grossi vanno lasciati ai veri intenditori, quindi solo esche ed ami piccoli e recuperare veloce per evitare, come capitato a noi, di tirare a bordo solo la testa del malcapitato pesciotto (il resto se l’era mangiato il pescione).
    Ed ora quali sono i vostri programmi?
    Ricordatevi la tomba di Gauguin al Calvary Cemetery.
    A presto
    Rob

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  4. roberto fagnoni ha detto:

    primo aprile… tutto un programma: arrivo a Papete che, visto dal satellite, sembra proprio da favola. spero che dopo tutta l’acqua dolce che avete preso ora cominci il buon tempo e che lo possiate godere.
    E speriamo troviate Internet per mandarci reportage fotografico della grande avventura… aspettiamo.
    roberto

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