Da Raiatea a Fiji: Il mega diario di Marcone…

Vabbe scusate il ritardo ma a sto giro sono stato davvero incasinato. In più avevo scritto un bellissimo pezzo da Tonga a Fiji ma e rimasto sull iPad e l iPad sulla aereo ….. e quindi!!!

E allora ci viene in aiuto Marcone Garofalo che e stato con noi appunto da Raiatea a Fiji  ed ha scritto un bellissimo diario che lo teneva impegnato per parecchie ore giornaliere ( ecco xche e un dicamo ..lunghino!) ma e davvero molto bello. io ripartire da fiji

Da Raiatea a Fiji e breve sosta ad Auckland

Dopo un viaggio aereo, vissuto come interminabile, soprattutto da LA a Papeete, arrivo a Raiatea con Piero, auto munito di Panda Fiat, comitato di accoglienza graditissimo.In barca ritrovo Enzo, cugino tuttofare e multioceanico, Vittorio di Agrigento, ex agente Ina ed ora skipper estivo di catamarani in Sardegna, Lorenzo “patrizio” fiorentino già antiquario ed ora esperto di royalties.

Facile simpatizzare con persone di caratteri così diversi e disponibili allo sfottò. “Amici miei in Polinesia”? Riprendo con fatica contatto con la bella barca, Ocean Bird (da ora OB n.d.r.), ben tenuta da Piero, sicura e confortevole, progettata e costruita dal Signor Amel nei cantieri francesi di La Rochelle, ideale per lunghe traversate oceaniche e con un bello scafo.

 

ELEZIONI A Raiatea

Manifestazioni politiche di susseguono con allegria per le elezioni che hanno visto vincere gli indipendentisti (con magliette rosse e arancio) che vogliono più autonomia, ma con moderazione, dalla sembra qui generosa Francia. Prima e per ora unica meta balneare l’isola di Tahaa con resort di lusso un po’ così e bagno snorkelling su coralli assai taglienti che mi provocano piccole ferite ma lunghe da guarire. Piero vedendomi bendato in due punti delle gambe mi dice che sembro quando “si cadeva dal motorino” e si doveva occultarlo ai genitori. Peccato non avere più i genitori autorevoli e accudenti. Comunque abbiamo nuotato trascinati e surfando con una corrente di qualche nodo, veloci e stupiti dalla varietà di pesci piccoli e medi, multicolori, un polpo piovra di almeno 40-50 cm esclusi i tentacoli, mi guarda con un occhio stranissimo e si mimetizza perfettamente con uno scoglio scuro. Più avanti una manta passa tra di noi indisturbata. I fondali sono bianchi di corallo. Al bar del resort il barman di almeno 150 chili è una trans o omosex molto convinta nel suo ruolo femminile. Questa tipologia umana qui è molto diffusa perché in alcune isole la discendenza è matrilineare e se il primo genito è maschio si cerca ditrasformarlo in donna.

Le nostre soste mattutine in un caffè molto francese sono rallegrate dalla cortesia e dal sorriso di dueragazze che ci servono con una grazia davvero piacevole. In genere ci si sente ben accolti. Il cannibalismo sembra cessato come pratica soprattutto religiosa o di vendetta tribale nel 1950, l’obesità invece è dilagante a causa del junk food che anche qui si è fatto strada rapidamente, peggio delle epidemie provocate dai primi scopritori europei di questa parte di mondo.

 

BORA BORA

Finalmente si parte per Bora Bora, dopo altre riparazioni alla vela di prua

 

, alla cinghia del motore ecc. Si arriva a Bora Bora dopo poche ore di bella navigazione e si scoprono le “passe”cioè gli ingressi dall’oceano aperto all’atollo laguna dove l’acqua si spiana e diventa piscina naturale. Bora Bora ha una fama di paradiso, forse non del tutto corrispondente alla realtà odierna, ma la vediamo inerte e chiusa per festa nazionale. Siamo ormeggiati davanti al locale yacht club e a bordo un solerte giovane organizzatore dell’ARC World, sudafricano, fa un check di tutte le dotazioni di sicurezza della barca, con descrizioni dettagliate del loro funzionamento e racconti orrorifici di naufragi e sciagure veliche che cerchiamo di ascoltare senza farci troppo impressionare. Intorno, sciagurate e rumorose moto d’acqua ma anche canoe sportive e veloci condotte da ragazzi iscritti alla scuola di canottaggio. Uno di questi atleti insegue OB per qualche minuti  pagaiando a più di 6 nodi di velocità, poi ci saluta tra i nostri complimenti sinceri. L’ispezione a bordo dura più di due ore e la sera arriviamo buoni ultimi alla cena sociale di tutti gli equipaggi che domattina 10 maggio si affronteranno in regata. Qui il sole tramonta presto e si mangia verso le 18,30/19. Non hanno predisposto il tavolo anche per noi e mangiamo defilati su un magnifico molo, all’aperto, con migliore ventilazione e diamo una lezione di stile all’”organizzazione” andando a salutare tutti con un brindisi ben augurale. Ottima tartare di tonno (qui il tonno rosso è il piatto principe)e altro trancio di pesce innaffiato da due bottiglie di Gewurtztraminer neozelandese. Cena offerta dal comandante, sempre “signore”come sanno esserlo i gentiluomini del Sud. Il weather prevede scrosci di pioggia brevi che lasciano spazio a nubi e poco sole. Lorenzo e Vittorio vorrebbero fare un bagno ma il motore del gommone li tradisce e tornano scornati. La mattina dopo aver fatto il pieno di acqua (1000 litri!) si va alla linea di partenza, fissata praticamente sulla passe di uscita: se si sbaglia si finisce sugli scogli di coralli, micidiali anche per le barche e non solo per gli umani. Si parte bene, tra i primi, e sulle note di O sole mio cantato da Pavarotti e da tutti noi.

 

 

 

Gli altri equipaggi sono un po’ perplessi, la loro età tarda e forse le loro tradizioni calviniste impediscono loro di apprezzare questa manifestazione di mediterraneita’canora; peggio per loro. Felici affrontiamo almeno 4/5 giorni (e notti) di Pacifico, per raggiungere Suwarrow, isola sperduta, oasi ecologica integrale, abitata solo dal custode ranger e dalla sua famiglia, dove faremo almeno due giorni di mare in relax. Così crediamo. La navigazione del primo giorno è molto faticosa, di bolina, la barca sbatte forte anche se il vento non supera i 25/28 nodi salvo una raffica a 41 nodi che prende alla sprovvista Lorenzo al timone: dopo aver regolato le vele dichiara “e chi son io, Paul Cayard!”ma si sente scappare Ocean Bird sotto il culo a 9 nodi e si prende un po’ di timore.

La notte di bolina è davvero dura e sogno di stare in Galleria a Milano all’ora dell’aperitivo e di andare da antiquari per far restaurare il tavolo fratino di papà, mi chiedo come farò a tornare a bordo per mezzanotte che’ inizia il mio turno e i sensi di colpa sono per l’equipaggio e per la famiglia, entrambi abbandonati…devo raccontare questo sogno all’amico Giorgio per un’interpretazione più corretta sotto il profilo psicoanalitico. Dopo la notte faticosa si è dovuto accendere il motore, causa assenza di vento, ma si naviga tranquilli e finalmente riposati dopo una colazione all’inglese.

L’onda lunga dell’oceano ti induce a pensare a quante migliaia di miglia essa percorre per passare sotto la nostra barca, sollevare 16 tonnellate e proseguire rigogliosa e schiumosa, placidamente. Ci stiamo abituando a questo ritmo lento e fluente e anche questo mare non ha avuto ragione del mio stomaco che si è portato bene. Siamo in collegamento con le altre barche col sistema Ais che consente di vedere sul plotter tutte le barche e navi munite di questo sistema identificativo (la maggioranza ormai)le loro velocità, rotte, nomi; questo, insieme al radar che identifica con anticipo anche gli “sqwall”(groppi di pioggia e vento)rende navigare oggi davvero molto più sicuro, anche se poi due velisti in Atlantico risultano scomparsi è una barca uguale a OB si è schiantata sugli scogli di Suwarrow perché sorpresa da una tempesta non c’è la fece a uscire in mare aperto che è sempre meglio di stare ancorati a terra e vedere la propria barca andare in rovina. I marinai nelle tempeste non temono il mare ma la terra sulla quale ci si schianta. Questo è il motivo perché il verde che ricorda la terra non è un colore gradito a bordo o come livrea delle barche. Superstizioni?

Sono le 10,30 del 12 maggio e ci mancano ancora 422 miglia nautiche per arrivare a Suwarrow. Vento scarso, lasco. Lat.15^22.608 S; Long.156^01.120 O. Domenica 13 maggio, terza mattina di navigazione, notte tranquilla ma si è navigato parecchio a motore per scarsità di vento. La cena ha visto il nostro cuoco principe Lorenzo superarsi con una pasta al ragù di carne al coltello davvero ottima e incredibilmente digeribile.Alla nostra destinazione, mancano ora 292 miglia, quindi ne abbiamo percorse almeno 400. Lelule, uccelli marini, sfiorano le onde veloci e ci chiediamo che “autonomia” di volo possano avere, visto che le terre più vicine distano centinaia di miglia e non li vedo riposare sulle onde.

Il particolare gioco di vele con doppio tangone predisposto, peculiare delle barche Amel, favorisce il “surf” (tra 8 e oltre 9 nodi di Sog, ovvero Speed over ground) sulle onde e la stabilità. Oggi il sole è davvero caldo. L’arrivo è stimato per dopodomani a metà giornata. Speriamo che la stima sia rispettata perché di notte senza visibilità non si può entrare negli atolli per gli stretti pertugi tra i coralli. A poppa ora ci sfila una nave che è bene che abbiamo incrociato di giorno e non di notte. Una delle spiegazioni per la scomparsa totale e senza segnali di soccorso dei due italiani in Atlantico è infatti che una nave li abbia troncati in due e affondati senza che avessero tempo di fare nulla! Noi pensiamo sempre in modo positivo e agiamo preventivamente, quindi turni di guardia diurni e notturni e ben vigili tutti, anche se Morfeo è sempre pronto a guantarci. Ore 11,24: lat.14^45.146; long.158^12.112.

 

MA COME FANNO I MARINAI

Ma come fanno i marinai? davvero il cameratismo maschile, “rutto libero”, discorsi a volte un po’ da bar, dopo parecchi giorni di forzata anche se simpatica coabitazione cominciano a mostrare la corda (in questo caso non la cima)…

Mi manca l’universo femminile nel senso di complessità e diversità dei pensieri, dei discorsi e del modo di essere proprio delle donne. Il cameratismo maschile, alla lunga mostra i suoi limiti. In particolare mi manca Mati, mia adorata con-sorte, alla quale ho imposto micro avventure scomode su piccolissime imbarcazioni, “bagnarole” nelle quali la sua classe innata si manifestava comunque pur nella scomodità della loro sportività… Ora sogno di belle uscite in gozzo insieme in luoghi a-Mati. Sembra paradossale essere preso qui, nel mezzo del Pacifico sconfinato, dalla nostalgia del golfo Paradiso di Camogli, ma tant’è.

 

STORM

Nella notte del 13 (numeri e scaramanzia), la visione diPolvere di stelle con Sordi ed una superba Monica Vitti, viene interrotta bruscamente, su di noi si abbatte una vera e propria tempesta o “storm” (definizione di tutti gli equipaggi con i quali ci si parla via radio e di cui si percepisce la crescente preoccupazione e tensione col passare delle ore notturne), quindi ventaccio con raffiche fino a 50 nodi. Brutti momenti anche perché non si può contare sul pilota automatico in queste condizioni. Grande prova dei timonieri Piero e Vittorio. Io al radar e in assistenza poi dopo provvidenziale piatto di pasta, mi corico in cuccetta. Sotto coperta senza osteriggi aperti è un incubo di caldo umido ma la stanchezza è tale che si dorme comunque. Le onde fuori sono davvero impressionanti, non meno di 3-4 metri, ma nessuno ha voglia o tempo per misurarle. Non aver paura di un oceano in tempesta sarebbe incoscienza e noi infatti lo si teme e si provvede, con un buon spirito d’equipaggio. Cinture di sicurezza indossate e molta concentrazione. Una sola vela di prua, ridotta al minimo e si corre a più di 8-9 nodi. Finalmente la mattina il vento finisce e si deve accendere il motore. Vento maledetto, o troppo o niente! Ma in Oceano gli Alisei non erano dolci e costanti? Ora in pozzetto, si fanno riparazioni con Vasco Rossi amplificato. Sole e “soffego” come dicono a Trieste. Oggi 14 maggio bella giornata di navigazione, cous cous vegetariano e riparazione del gommone con mastice bicomponente. Tramonto spettacolare con pennacchio verde sopra il sole cadente. Si  prospetta un soggiorno a Suwarrow di corsa per evitare  di dover entrare di sera: senza luce piena non si troverebbe la passe d’ingresso. Alle 18,55 mancano 112 miglia alla nostra prima meta, atollo sperduto fuori da ogni rotta turistica o commerciale…

 

SUWARROW

La mattina del 15 arriviamo a Suwarrow e ormeggiamo su fondale di teste di coralli intorno alle quali, quandodi notte gira il vento, la catena dell’ancora si incattiva e tira con forte pericolo di strappare. Pericolo e intervento sotto pioggia battente. Sostituiamo l’ultimo tratto di catena con una bella cima elastica e ricordo che molti navigatori oceanici non usano la catena per gli ancoraggi ma solo cime. Meglio che si tagli la cima, che si sostituisce piuttosto che spaccare il musone di prua  con la catena dell’ancora! Scendo a terra su una canoa non polinesiana ma di plastica, come quelle che si noleggiano a Camogli. Mezzo miglio contro la corrente ma c’è la fo, come dicono i fiorentini. L’isola è piccola e selvaggia, sperduta, famosa forse solo perché Tom Neale, medico neozelandese amico di Moitessier, ci ha passato due periodi di 7 e 5 anni ciascuno, dal 1952 al 1971. Un libro descrive questo way of life che tuttavia stento a capire. Leggerò il libro. Sembra che una baleniera sia naufragata a Suwarrow (il nome forse proviene dal sottomarino russo Suvarrov) e che un marinaio avesse trovato un tesoro di vecchie monete. Certo è un parco naturale meraviglioso e dove la natura ha una dimensione integrale. Si fa il bagno tra mante e squali piccoli e medi, quelli grandi stanno fuori del reef. Si sta sempre meglio nell’acqua calda oceanica,trasparentissima, che fuori. Oggi 16 alle 16 gita ecologica con raccolta dei rifiuti di plastica e aperitivo alle 18 con equipaggi americani, svedesi, inglesi, uno francese e solo noi italiani.

Uno yachtman arrogante ci chiede di Berlusconi Bunga Bunga e mi sento male. Da un ragazzo svizzero,con il quale parlo un misto di spagnolo e inglese basico, apprendo che si sta facendo un governo 5 Stelle-Lega e la nostalgia di casa passa subito. Le previsioni meteo per la prossima tappa, Niue, non sono rassicuranti. Domattina la flottiglia deciderà..Stamattina via radio ascoltiamo le previsioni che danno per il 18 storm. Si deciderà di partire in flottiglia la mattina di venerdì 18o il 19 dopo un’ultima valutazione sul meteo. Il Pacifico non fa onore al suo nome e le fregate (uccelli grandi, neri e dalle forme che ricordano i volatili preistorici) che ci sorvolano non mi piacciono.

 

 

 

SOGNO ASSAI STRANO

Stanotte ho sognato che navigavo su un magnifico veliero e a timonare era Matilde. L’aspetto strano era che il contesto della rotta era tutt’altro che marino: viaggiavamo in una periferia di città e poi su un’autostrada con gallerie simili a quelle della Serravalle. Io mi raccomandavo con la mia bella timoniera che stesse più al centro della corsia perché c’era poco fondale e la chiglia toccava e rendeva più lenta questa astrusa navigazione.

 

La maggioranza della nostra flottiglia, composta di una dozzina di yacht, quasi tutti catamarani, qui a loro agioperché i loro scafi piatti sono più adatti ai bassi fondali, decide di partire sabato 19, per sicurezza. La giornata è balneare, con avvistamento e giochi acquatici con una grande manta, nuova riparazione del gommone e aiuto al ranger nel trasporto di fusti di benzina. Il ranger John ed altri aiutanti provvedono a mantenere in ordine questo piccolo atollo.

 

PETER E CALLISTO

Sabato 19 ore 7 partenza per Niue. 540 miglia di navigazione (circa 4 giorni). Navighiamo in flottiglia e in particolare con un altro Amel Supemaramu, Callisto, di un americano del Wisconsin di 70 anni, in splendida forma che porta la barca da solo con la moglie. Ai nostri complimenti risponde che “l’età di un uomo è quella che le donne ti danno”. Saggia considerazione. Usciamo alle 7 e prendiamo una sventolata di 40 nodi e solito scroscio di pioggia, mentre imbocchiamo il pertugio della passe tra i coralli. Anche stanotte ho fatto bei sogni che ricordo con precisione. Il sonno è profondo e riparatore della stanchezza fisica che spesso è grande. Oggi bella veleggiata con mare incrociato inizialmente fastidioso per l’onda ripida. Per la seconda volta un pesce troppo grosso strappa amo e lenza in nylon che sembravano adatti a catturare ogni mostro marino. Siamo ingaggiati in un duello serrato con altre 4 barche della flotta. Purtroppo siamo penalizzati dal non poter usare la randa di mezzana strappata e perdiamo posizioni. Nelle trasmissioni via radio un burlone comunica che sta cucinando “gulasch italiano”! Correggiamo e proponiamo il nostro menù serale, pasta e patate. Parlando invece di etologia le popolazioni viste fin qui hanno subito l’oltraggio degli usi e costumi portati dai missionari e dai colonialisti francesi e inglesi. Ora si assiste a tentativi spesso mal riusciti di recuperare le danze tribali che furono vietate per eccesso di sensualità. Appena i turisti si allontanano i ragazzi con mega radio amplificate sparano musicaccia ossessiva e pessima. In compenso la religiosità è pesante quanto la stazza dei polinesiani davvero esagerata. Le figure atletiche di uomini guerrieri e la dolce sensualità delle ragazze sono rimaste solo nei bei ricordi dei film, e le imprese degli ammutinati del Bounty sono stati rimpiazzate da quelle infami dei loro eredi, finiti nelle cronache dell’isola di Pitcain per gravi molestie sessuali. Ho un deficit di comunicazione con il mio mondo affettivo che mi pesa assai e progressivamente. Vorrei sapere come procede il sognopolesiniano: un casale vicino a Busseto, in un mare di campi coltivati e culatello! Dalla Polinesia al Polesine…

Finalmente a Niue avremo internet. Un uso più moderato delle connessioni le rende comunque più umane e ci fa solo bene. Poi altra navigazione senza campo ma per meno giorni. Prima di partire da Suwarrow ho fatto un appunto pittorico dell’ Isola del tesoro(alcuni dicunt)col mio mini set di colori ad acquarelli. Un memo per poi fare qualche cosa di più grande, spero non solo per dimensione… Oggi domenica 20 ho dormito fino alle 9, dopo il turno 24/3 am. Risveglio agitato per un unico groppo di vento e pioggia che vede come complicazione la rottura del motorino dell’avvolgiranda. Penso sempre al motto marinaresco che recita che in barca “tutto quello che non c’è non si rompe”, invito a non esagerare con gli accessori..Lorenzo è teso e scocciato perché aveva prenotato il ritorno in aereo da Tonga il 24 e invece deve spostare il volo. Sono felice di aver prenotato solo l’andata, per la prima volta nella mia vita di viaggiatore. La mia lettura di Stevenson sui mari del Sud è stata interessante per la sua sensibilità nell’affrontare e descrivere mondi e culture così lontani. Nessuno spirito colonizzatore o di superiorità. Comprensione, curiosità ed empatia (termine ormai abusato ma non quando scrisse lui) autentici. Dopo un intervento risolutivo di Lorenzo la radio trasmettitore riceve e soprattutto ci consente di conversare con tutta la flotta. Facciamo alcune considerazioni sulla precisione e semplicità della lingua inglese rispetto alla nostra più ricca ma spesso meno adatta alla tecnicalita’ delle comunicazioni.

 

CAPTAIN PIERO

Quando parla il nostro Comandante (l’unico a cavarsela con l’inglese come giustamente ci ha rimproverato in una sola ma memorabile reprimenda in dialetto tarantino con pugni e calci che solo per vera fortuna hanno evitato la rottura di uno specchio!) sembra un cantante confidenziale ammmericano ed il suo linguaggio colorito ammalia tutti gli interlocutori collegati via radio. Di Piero come comandante non si può che dire un gran bene ed il racconto della sua storia professionale ci affascina. Mi permetto di dire che nessun avvocato del Nord avrebbe avuto la sua determinazione ed il coraggio di scegliere la sua strada di tutele legali dei più diseredati, contro le vessazioni di uno Stato spesso iniquo. Ha studiato la giurisprudenza americana ed è diventato un Erin Broncovich italico. Ho navigato con molti skipper e amici armatori, sono stato spesso bene e li ho apprezzati perché condurre una barca ed avere la responsabilità di tutto è davvero un compito arduo. Piero è per me oggi number one! Soprattutto per generosità e signorilità, e aggiungo che la prudenza è un’altra sua dote, apprezzata anche a posteriori avendo saputo al nostro rientro in Italia che una barca che navigava con noi è finita sulla barriera corallina! With complimentS

 


In quest cronaca Enzo dovrebbe comparire sempre: un tuttofare inde-fesso quasi sempre con un attrezzo in mano. Vittorio buon timoniere con ottimi trascorsi sportivi sulle derive Laser, soprannominato “il bambino” perché con quasi due metri e 100 chili di stazza, mangia e dorme in misura fanciullesca, impressionante. La sua parlata agrigentina è graditissima e la sua calma a volte quasi irritante non viene compromessa neppure dal suo soffrire il mare soprattutto sotto coperta. Sono le 17 ed è in onda uno degli appuntamenti radio tra nomi di barche ormai famigliari: Libeccio barca USA (storpiatissimo nella pronuncia anglosassone), Shepphard Moon inglese con a bordo un ragazzo di 23 anni al quale il padre ha regalato barca e giro del mondo; Callisto con l’amico Peter settantenne americano, già dentista del Whyioming, solo con la sua seconda moglie ex segretaria; Bijou con una coppia di bravi svedesi… Sembra che il vento che ci ha spinto a percorrere 180 miglia in 24 ore, vada calando. Peccato. Abbiamo tutti una certa prescia di arrivare in una terra che ci permetta di collegarci con i nostri cari. Un tratto comune degli uomini dell’equipaggio è  il forte senso di paternità. Molto attenti e affettuosi. Il mio essere step father o zio mi fa sentire un po’ meno uomo “compiuto”. Nulla di deprimente comunque.

 

NIUE

Stamane siamo finalmente arrivati a Niue (piccola isola quasi autonoma da new zeland ) dopo quattro giorni di navigazione. Quest’ultima notte solo a motore per assenza di vento. Ora finalmente connessi! Tutto bene, le navigazioni così lunghe e con pochi approdi sono stancanti. Turni di vigilanza notturni e diurni ogni tre ore. Concentrazione. Sono il senior dell’equipaggio ma ormai mi sento del tutto a mio agio. Il mio metabolismo funziona a mille. Sono molto felice che Mati, sorelle, nipoti, e amici ci seguano sul sito. Le informazioni sono in tempo reale. La mancanza della vela di mezzana ci ha molto penalizzato dopo l’ottima partenza. Stasera finalmente vita di terraferma. Dopo tanto Oceano senza mal di mare a terra mi prende un po’ di mal di terra! Gli organi interni del corpo e gli arti continuano a seguire il ritmo della barca ma la terra è ferma…

 

 

 

A Niue non c’è quasi pesce, neppure in un ristorante giapponese dove attendiamo di essere serviti inutilmente per più di due ore, storditi da bottiglie di buon vino bianco neozelandese. La pesca sull’isola è quasi solo per consumi famigliari privati ma stamane abbiamo socializzato con la proprietaria della lavanderia che ci sta organizzando la cena,sembra con pesce fresco. Ci offrono cocchi verdi, teneri e freschissimi in forma di crema squisita e poi da bere direttamente dalla noce. Il succo è una prelibatezza ed è frizzante!

 

Noleggiamo un’auto è una moto per il comandante. Si guida a sinistra ma il traffico e le strade non ricordano Londra e me la cavo. Trovata bandiera locale per il Comandante, oggettini in palma intrecciata e strofinaccio da cucina in cotone 100% locale che porterò in Italia. Sono o non sono un uomo di casa? Umidità e caldo notevoli ma all’ombra di una bella e vecchia pianta si sta papali papali.

Giro dell’isola su strada con buche voragini ma molto piacevole per la bella vegetazione lussureggiante, piccoli cottage semplici e curati, container e auto abbandonate e non smaltite, ma pulizia e ordine, data la dimensione piccola dell’isola che conta solo 1600 abitanti. Come usanza locale qui i propri cari li seppelliscono vicino alle case e non in grandi cimiteri, salvo che nel Tomb Point, che gode di una bella vista sull’oceano. Gustiamo un hamburger squisito,con ananas e verdure, in baretto ricavato in un container rosso, gestito da una matura ed elegante ex figlia dei fiori, con molta cura dei particolari e musica West Cost. Bagno in grotta piscina naturale, bella ma poca cosa rispetto ad altre viste altrove. L’acqua è però di una trasparenza eccezionale. Si vede l’ancora a più di 30 metri di profondità!

Serata “diplomatica” con rappresentanti ufficiali di New Zeland, presidente del più piccolo yacht club del mondo al quale mi sono iscritto ed ho iscritto anche l’amico Cinzio.

 

La serata procede in modo piacevole con cena pop di solo pesce, finalmente! a casa della padrona della lavanderia, una settantenne fantastica e del suo secondo marito molto più giovane. I due “indigeni” parlano con semplicità del loro modo di vivere. Non danno nessun valore al denaro, dicono che il cibo non gli mancherà mai, e condividiamo il senso di comunità che abbiamo corroborato con una bella preghiera pre pasto, tenendoci tutti per mano a catena. Domani anticipiamo la partenza per Tonga causa perturbazione che sembra arrivare da New Zeland.

 

Siamo bloccati da due ore sotto la tettoia del centro della capitale Anofi, causa pioggia a scrosci violenti che avrà riempito d’acqua il gommone rendendo bagnatissimo il percorso fino alla barca alla boa.

Stamattina il weather report conferma le brutte notizie. Bisogna partire subito per anticipare il cattivo tempo e le onde di 3,5metri. Ieri sera Lorenzo ha perso le chiavi dell’auto noleggiata e oggi paga la penale. Converso con una negoziante brasiliana di Curitiba che per amore vive qui. That’s incredible!

Le telefonate a casa mi hanno scaldato il cuore. Lasciamo con dispiacere Lorenzo che deve partire in aereo dopo la nostra frettolosa fuga dalla perturbazione. L’autorità di polizia “sequestra” in aeroporto Piero notificandogli che è responsabile dell’uscita da Niue di ogni membro dell’equipaggio. Spieghiamo che noi in barca dobbiamo anticipare   la partenza per “motivi di sicurezza“ e le autorità neozelandesi, che di mare ne capiscono, prendono per buona la motivazione. Partiamo nel primo pomeriggio e navighiamo bene a vela e con poche ore di motore.

 

CAMBUSIERI E CUCINA

Il comandante governa anche la cucina (ieri vellutata di patate, cipolle, zucca, ed oggi verdure cotte e riso all’orientale). Non sentiamo troppo la mancanza del nostro Primo cambusiere, Paolone che è dovuto restare in Italia. Lorenzo in cucina si è dimostrato capace di sostentarci con preparazioni leggere e gustose! Bravo.

Il morale della ciurma non ha mai risentito per assenza o cattiva qualità del cibo a bordo. Anzi.

 

 

VISIBILITY

Oggi venerdì navigazione a vela, poca, e tanto motore. Oceano davvero Pacifico e la perturbazione arriverà solo dopo che saremo arrivati è ormeggiati a Tonga (Vava’u group). Si naviga su abissi di migliaia di metri, in particolare presso il Capricorn Seamont ci sono 9000 metri di profondità, più dell’Everest affogato a testa in giù.

Incontro fugace con delfinetti e comunicazione di Peter che ha pescato due Marlin, o forse come li chiamano qui Whoau. La luna ieri e stanotte è quasi piena e illumina l’oceano togliendo però splendore alle stelle, costellazioni e nebulose che le altre notti ci illuminavano e suggerivano la strada, prima fra tutte la celebre Croce del Sud. Si naviga insieme ad almeno altre tre barche che anche di notte restano a vista con le loro luci di via. La visibilità è ottima e comprendo quanta importanza abbia nella navigazione. Mi è capitato di non averne per nebbia o perché dentro un temporale e non è consigliabile come esperienza.

Insieme al vento ed all’altezza delle onde proprio la qualità della visibilità è una delle informazioni dei bollettini meteo.

 

TONGA ED IL SUO RE

Domenica 27 dopo mezzogiorno arriviamo a Vava’u Group Arcipelago di Tonga. Abbiamo “perso” 12 ore perché il Re di Tonga ha deciso, per motivi turistici, che il cambio di giornata avvenga nel suo regno. Mi sovviene la genialità di Jules Verne  che nel finale delGiro del mondo in 80 giorni fa vincere il trofeo proprio per questa variazione di orario non prevista dai primi arrivati. L’ingresso è un lungo fiordo tra isolette che ricordano alcune vedute vietnamite. Ormeggiamo alla boa e aspettiamo a bordo tutte le procedure di “quarantine” con tanto di bandiera gialla issata a bordo. Quattro ispezioni di quattro agenti diversi per competenza. L’ispettrice medica è molto graziosa, giovane e come tale ancora magra. Dopo la maternità tutte le donne di queste isole di sformano e assumono dimensioni davvero esagerate. Gli uomini sono anch’essi enormi, sformati quasi tutti, pure senza maternità.

La buriana non è arrivata, forse stanotte. La laguna dove siamo ormeggiati è incantevole e si dorme con barca assolutamente immobile.

MONNEZZA E MEDUSE

Abbiamo portato la spazzatura a terra con la triste consapevolezza che in tutti questi paradisi naturali lo “smaltimento” dell’immondizia, della gomma, delle auto e di tutto l’inimmaginabile avviene bruciandotutto! Diossina ed altri veleni spesso rendono l’aria davvero greve. Le jelly fish, meduse azzurre, ci assediano e sono pericolose per gli umani e per ogni “buco” della barca perché ci entrano otturandoli…niente bagni dopo quasi 24 ore di permanenza in rada. Non potendo ancora scendere a terra, senza il completamento delle pratiche burocratiche, non abbiamo ancora nessuna connessione on line. Ieri sera abbiamo ospitato a cena StefAno, italiano verboso, uno degli organizzatori dell’ARC World. L’accento sulla A è nella dizione di tutti gli equipaggi stranieri e noi ci adeguiamo. Ci racconta che la stagione qui non è ancora stabile rispetto agli uragani e che anche fino a Fiji si possono prendere degli “sberloni” di cattivo tempo.

A fianco a noi una barca giramondo dell’organizzazione umanitaria Voile Sans frontieres.

Il motivo della sosta burocratica forzata è che siamo arrivati ieri, domenica, giorno di assoluto riposo, qui dedicato solo alla preghiera. I maiali ed i polli qui in strada godono della precedenza e sono ovunque in grandi quantità.

 

A terra c’è un cottage in costruzione, interamente in legno e penso a mio padre costruttore e a quanto avrebbe apprezzato il racconto di questa mia avventura oceanica agli antipodi del nostro mondo italico. Durante i turni di guardia ci si fanno confidenze sulle esistenze nostre e dei nostri cari e la storia della mancata giovinezza del mio papà, soldato alpino e prigioniero, ha interessato i miei compagni di ventura. Scendiamo finalmente a terra e Vava’u si mostra nella sua pochezza e soprattutto ci accoglie con nubifragi continui. Tutti gli equipaggi si ritrovano al bar “Tropicano” che somministra birra ma anche musica pessima. Sequestrati per un intero pomeriggio dalle piogge appunto tropicali che impediscono il ritorno in barca. Nostalgia della piccola Niue. Anche qui comunque la popolazione è cordiale e sorridente. Alcuni giovani con felpa e cappuccio somigliano in modo preoccupante a emarginati occidentali. In solo due ore! riusciamo a ricaricare le nostre sim per poterci riconnettere. Scopriamo con soddisfazione che Mattarella sta facendo il suo dovere istituzionale.

MA QUANTO PIOVE?

Cena squisita (per me maiale con ottima salsa su un letto di purea di patate che chi ha scelto il pesce mi invidia) ma funestata da un diluvio di pioggia che cresce col tempo e rende molto difficile tornare alla barca in boa col gommone, sgonfio (perde ed e’ gonfio solo col gran caldo diurno) e allagato.

Arriviamo appena in tempo perché gli occhiali annegati rendono la visibilità nulla. Ah l’età, ricordo l’handicap degli occhiali che mio cugino Umberto portava da bambino, quando in passeggiata sul monte Formico a Clusone ci colse un temporale di intensità non troppo inferiore! Allora, ragazzo e con 13 tredicesimi di vista non comprendevo quanto fosse difficile vedere attraverso delle lenti in quelle condizioni. Scusa Umberto, retroattivamente per averti deriso allora.

 

Finalmente ci togliamo tutti gli abiti fradici, serriamo i boccaporti e proviamo a prender sonno mentre fuori c’è ancora il nubifragio. Dopo qualche minuto alcune urla ci dicono di una barca che ha perso la boa e fatica non poco per recuperarne un’altra! In aiuto interviene il nostro Comandante ed uno skipper americano che col suo gommone risolve la situazione. Solidarietà marinaresca, un must.

MERCATI E STREET FOOD

Visitiamo il mercato di frutta e verdura lussureggiante dove troviamo anche dei buoni prodotti di artigianato. Prenotiamo le gonne tradizionali di palma intrecciata. Speriamo di trovare misure per fianchi femminili sottili, qui le taglie delle donne sono XXXL! Piero “noleggia” Neru, taxista di origine samoana,  che ci accompagna in un tour di ferramenta e cantiere nautico dove ci preparano le viti necessarie a rimontare il motore del tesabase della randa. Ci accompagna in un ristorantino per lavoratori locali dove lui mangia con la famiglia. Tonga food, fish & chips (in realtà platani”)polpo in salsa di cocco, tapioca. Un tempo i miei vecchi dicevano che i ristoranti dove vanno i camionisti sono consigliabili. Questo di Tonga vede lavoratori e lavoratrici vari e non fa eccezione. Ora stiamo preparando la partenza anticipata per Fiji. Dobbiamo arrivare entro il 10 giugno perche’ Vittorio ha l’aereoprenotato e teme di perderlo.

Partiremo prima della flotta con una serie di complicazioni burocratiche. Un’altra dimostrazione che non s’hanno da prenotare i ritorni quando di naviga.Volo di solo andata come mi compiaccio di aver fatto.

 

 

“Ogni cinese che arriva ne chiama qui altri 100”

In tutta la Polinesia, Tonga inclusa, i cinesi stanno prendendo in mano il commercio e molti traffici. Ce lo conferma anche il gestore italiano del ristorante Bellavista, con menù di cui buona qualità. Qui il consumismo è arrivato coi commercianti cinesi che hanno introdotto telefonini e altri generi di consumo che insieme alla diffusione della tv satellitare, delle auto ecc..Hanno indotto la necessità di guadagnare soldi che altrimenti qui non erano considerati necessari. Infatti è facile soddisfare i bisogni primari: caldo, casa simil capanna, cibo dalle piante, acqua piovana. Ora invece servono soldi e finalmente, dice Mario, si trovano lavoratori disponibili come camerieri, cuochi e per altri lavori.

Mario è un ex giramondo, originario di Orvieto, ha introdotto a Vavau il rosmarino e grazie ai cinesi ora trova molte verdure che prima qui non esistevano. Ora insalata, pomodori e persino basilico sono sui banchi del mercato locale. Dice che è il solo a saper trattare coi cinesi.

Dai cinesi ai polli. I polli che qui come in tutti i tropici che ho visitato sono presenti numerosissimi, garantiscono come cibo se stessi e uova ottimi.

Il canto del gallo poi segna i momenti topici del giorno e ci riporta a ritmi naturali, di campagna. Alba e tramonto rapidi e precoci che inducono a lavorare,mangiare, dormire con tempi e modi lontanissimi da quelli metropolitani. Tour dell’isola Vavau, giornata grigia, pioggia incombente ma solo in forma di minaccia. Uscendo dal centro per addentrarci col micro taxi, anche Neru ci fa notare che tutti gli store sono gestiti da cinesi, favoriti nel loro massiccio ingresso a Tonga dalla corruzione di alcuni ministri.“Ogni cinese che arriva ne chiama qui altri 100”. I giovani emigrano in cerca di lavoro che a Tonga manca. Le mete più prossime sono New Zeland e Australia.

Piantagioni di Kava (per fare un distillato)e Kipi da mangiare, vacche magre legate, maiali scuri simili a cinghiali ovunque, chiese e scuole con studenti in divisa. Sono le sole costruzioni ben costruite, pulite, recintate e e segnano la distanza tra il popolo povero con le sue catapecchie e Dio che abita nei cieli. Ci sono confessioni cattolico protestanti di ogni tipo e fede,compresa quella dei mormoni. Mancano del tutto i mussulmani.Tra le isole di Tonga ci furono guerre con l’usanza di mangiare i nemici, fino all’avvento della monarchia che ha pacificato l’arcipelago. Da due anni la monarchia è diventata parlamentare con maggiore democrazia.

 

LEZIONI DI CUCINA TONGANA

Il clou del tour piuttosto deludente è il pranzo a casa di Neru i cui preliminari ci sono stati  illustrati prima dell’inizio del giro, con dettaglio della preparazione e aperitivo a base dell’eccellente succo di cocco giovane. Ognuno di noi prepara un cartoccio con maiale o pesce, cipolle, sale, foglie di palma e succo di cocco, chiuso nell’alluminio e che verrà poi interrato con pietre, preventivamente rese incandescenti da un fuoco a legna,contenuto in un mezzo barile interrato e poi ricoperto di foglie di banana palme e da vecchie coperte. Si mangia per terra e pochino rispetto a quanto cucinato. Il resto va alla famiglia di Neru e la cosa non ci dispiace.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io e Piero ci compriamo la gonna pantalone tipica dei tongani anche se fabbricata in Cina e di poliestere 100%. Credo che Francesco la gradirà come regalo.

Oggi tempo buono, anzi ottimo, soleggiato e ventilato. Piero e Vittorio si occupano di noiose pratiche burocratiche mentre io ed Enzo scegliamo vigliaccamente il relax,finalmente, con due ore di ottimo pranzetto e bella conversazione con Mario, e sua moglie tongana, Milo, ottima manager e con una risata contagiosa.

Le strade vengono tenute discretamente e riparate con coral rock bianca, ricavata in quantità dalla barriera. Dopo pranzo shopping compulsivo in un negozio di magliette artistiche gestito da Mindy, signora di San Diego che, dopo la perdita del figlio di soli 17anni, si è trasferita qui. Commozione e abbraccio con Piero quando racconta la sua vicenda drammatica e Piero fa un donazione per la scuola dei ragazzi che Mindy sostiene.Molto sensibile alla EcoArt nel senso di arte ecologica, ha fatto gridolini di ammirazione per alcune delle mie opere pittoriche che vanitosamente le ho mostrato in foto. Mi accorgo di quanto sia numerosa la mia famiglia d’origine, quella attuale e quella degli amici più cari quando devo fare qualche gift… che gioia poterli rendere un poco partecipi di alcuni ricordi di avventure. Scopriamo che ogni chiesa ha una scuola ed un colore di gonna pantalone. Io e Piero,senza saperlo,abbiamo scelto il verde petrolio della chiesa mormone, i più ricchi come fa notare Mindy. Le sue t-shirt e polo sono invece tinte con la terra locale e devono essere lavate almeno tre volte nell’oceano.

 

 

CENA A BORDO PER EQUIPAGGI

Piero allestisce sontuosa cena per dieci persone: due equipaggi più noi quattro: John e sua moglie Angela, italo americana di origine abruzzese, molto simpatica, un’altra bionda francese, Brigitte, che ha portato degli ottimi peperoni ripieni, suo marito Dionisio nome impronunciabile in francese, per cui, a chi chiede come si chiama risponde “Bond, James Bond”); un giovane marinaio danese. Quasi tutti provano a parlare anche italiano e la serata trascorre piacevole e allegra, con bei racconti di vita e di mare,tra persone gradevoli e senza egotismi.

Bei momenti documentati come sempre dai servizi fotografici di Enzo che scatta foto come un autentico paparazzo.

Mi hanno chiesto se anch’io possedevo una barca e ho mostrato timidamente sia il gozzo Mati e sia la derivaAmelia. Grandissima ammirazione di tutti per le small Classic boat. Angela e John hanno una magnifica barca disegnata da un grande progettista, un Farr50!

Ben tre piatti di portata: aperitivo Spritz Campari e crostini alla ‘nduia (salame morbido calabrese), pasta fredda al pomodoro e cacio fantastico, spaghetti integrali con bottarga di muggine, e come dessert flan e cioccolato piemontese accompagnato da Barolo chinato! Tutto questo a 18.000 km dall’Italia!

 

Mi ripeto ma il cibo per il nostro equipaggio non è maitrascurato o secondario nella vita di bordo.

 

 

OSPITE A BORDO IN CERCA DI ALCOLICI

Stamane ci svegliamo al suono profondo di una grande conchiglia usata come un corno inglese da un venditore di ammenicoli. Piero ha comprato la spada (come quella del nostro pesce spada) intagliata con incisioni di balene,di un pesce Marlin che ornerà l’ingresso di Ocean Bird. Il venditore che rivela di avere più di 70 anni si avvicina alle bottiglie di liquori con malcelato interesse.

 

A Tonga il distillato di Kava, radice del pepe, allungato nell’acqua, non alcolico, viene bevuto a litri nei Kava party, dalle ore18 fino all’alba e gli effetti sono soporiferi e simili a quelli degli oppiacei, secondo le descrizioni fatteci. Insomma un intruglio poco interessante per chi come noi preferisce Rum, Cognac, whisky di malto, grappa…

Giornata grigia, pigra con riparazioni varie, recupero dal velaio della vela di mezzana riparata che ci aiuterà a navigare al meglio e che ci era mancata! Serata con cena a buffet.. tutti in coda tranne il Comandante che sbuffa “la fila per mangiare no, non la facevo nemmeno a militare!”

Musica anni 80 a palla e danze con giovani carini e vecchi “ritirered” pensionati con mossettine sgraziate. Ci salva una versione dei Gipsy Kings di Volare che scatena tutti e ci fa sentire molto italiani. Da Pasquale Di Gregorio grande navigatore e compagno di equipaggio, ora in Italia giungono notizie poco rassicuranti sull’ingresso nel porto Denarau scelto per approdare a Fiji. Very dangerous? Piero studia il percorso con scrupolo.Lasceremo Neiafu,Port Refuge, qui  e cercheremo rifugio alle Fiji.

Partiamo domenica 3 alle 9,30 “senza fare rumore”per non disturbare le usanze locali che prevedono, religiosamente, per la domenica il riposo assoluto. Se usi un trapano o fai lavoretti interviene la Polizia, non il prete…ma siamo italiani e su richiesta dell’organizzatore, pure italiano, amplifichiamo via radio il Nessun dorma cantato da Pavarotti. Gli amici delle barche ci salutano con grande affetto e dimostrano di aver gradito questo risveglio musicale.

Partiamo in anticipo rispetto alla flotta per anticipare una tempesta che sembra si muova veloce.

Poi solo piccole navigazioni e lascerò il Pacifico. Ma non precorriamo i tempi! Usciamo dal fiordo di Neiafu con i suoi isolotti nella prima giornata di sole e con colori finalmente come sui dépliant turistici. Potere della luce. Peccato non aver fatto neppure un bagno in queste acque ma tra noi ci consoliamo dicendo che non siamo bagnanti, siamo navigatori.

 

 

IL VOLATILE

Riprendere la navigazione dopo un fermo di parecchi giorni è faticoso soprattutto con mare incrociato è onda formata di tipo oceanico. Soprattutto lo stomaco di Vittorio ne risente subito. La prima notte di navigazione e i turni sono quindi più difficili da sopportare. Nel mio turno solitario sposto un cuscino in pozzetto perché non si bagni con l’umidità notturna e un movimento improvviso mi spaventa e mi fa perdere gli occhiali:un battito d’ali di un piccolo uccello che è venuto a riposare sulla nostra barca, unica “terraferma” per lui disponibile. È più spaventato di me perché il cuscino era il sui rifugio, poi si quieta e si apposta sul gommone sgonfio caricato a poppa e la’ sta dopo aver abbondantemente defecato. Guardo gli strumenti e non li leggo, sono senza occhiali, di notte e quasi mi cago sotto anch’io, poi recupero gli occhiali caduti, lavo gli escrementi sacramentando e prendendomi un rimbrotto dal comandante per  lo spreco di acqua di questa operazione. Mi rimetto davanti al quadro strumenti e al timone sotto lo sguardo preoccupato del volatile che ci lascerà qualche ora dopo, disturbato dalla manovra sulla vela di mezzana.

Prosegue la navigazione e usiamo anche le due vele di prua tangonate con una velocità di circa 5 nodi, spinti da soli 8/10 nodi di vento in poppa.

Il secondo giorno di navigazione è caratterizzato da poco vento, onda meno formata e tanto caldo. Mi cimento in una spaghettata con pomodoro fresco, basilico e soprattutto magnifico cacio ricotta portato da Piero e il gradimento mi conforta, essendo la mia premiere in cucina, dopo tanti exploit di ottimi cuochi!

Un tentativo di giustificazione alla nostra passione per il cibo: mangiare bene in navigazione mantiene buonol’umore degli equipaggi ed evita ammutinamenti, per questo i cuochi erano e sono così importanti e stimatisulle navi.

Ora scrivo queste note alle 02 am mentre faccio il mio turno. Ricambio la cortesia fattami da Piero che mi ha risparmiato un turno la notte scorsa e non lo sveglio. Indosso per eccesso di zelo il giubbotto con cintura di sicurezza, in tasca un magnifico aggeggio che in caso malaugurato di caduta in mare, si può attivare ed emette un segnale ricevibile dalla barca e che facilita, si fa per dire, il recupero del MOB (man over board), una cerata leggera quasi inutile perché anche di notte non fa mai freddo. Nella nostra cena tra equipaggi ci raccontano di un ragazzo finito in mare con l’osso del collo fratturato per la rottura della ritenuta del boma che gli ha fatto prendere la scotta della randa addosso con relativo sbalzo fuori bordo. Non portava cintura di sicurezza ed il padre lo ha recuperato solo per una luce che il ragazzo ha attivato in acqua… Questi racconti orrorifici servono però a ricordarci che davvero le precauzioni soprattutto di notte, non sono mai esagerate.

La navigazione è “tranquilla” mi dice Vittorio che ho rilevato. In realtà, appena faccio un giro d’orizzonte scopro una grossa luce bianca (nave o peschereccio?) che seguo fino a quando ci sfila a poppa, distante ma mai abbastanza.

Il sistema semplice di traguardare un punto (in questo caso la luce bianca) su una sartia o su un candeliere, funziona sempre. Purtroppo gli strumenti non segnalano le navi che non usano il sistema AIS, c’è il radar, ma gli occhi e l’attenzione restano indispensabili. Mezza luna, stellata incantevole, buona visibilità, oceano spianato e senza vento, si naviga a motore. Nelle prime 24 ore, quasi tutte a vela, abbiamo percorso 133 miglia. Ci sono isole e scogli di origine vulcanica, due di queste isole addirittura segnalate con fari, qui una rarità. Alcuni di questi ostacoli sono segnalati sulla carta come scogli rilevati da navi o aerei in qualche data remota o meno ma non confermati. È bene stargli comunque lontani. Le profondità indicate dalle batimetriche sono di 1000 metri, poco rispetto ai 4000 e 9000 metri dei giorni scorsi. Segno che ci avviciniamo alle terre: Fiji, Australia, New Zeland. Altro pericolo: i fondali da migliaia di metri passano a poche centinaia e creano onde enormi, fantastiche per i surfisti, meno per le barche… Mi rimetto davanti agli strumenti.

 

 

 

 

VOGLIA DI PROTEZIONE

Finalmente in cuccetta e sogno di improvvisare una navigazione italiana sul gozzo con l’amico Lucio, morto quando arrivai a Guadalupe su Ocean Bird: mi spinse a partire sapendo che stava morendo e rassicurandomi sulla sua sorte, “vai e quando torni mi racconterai delle Antille”. Nel sogno Lucio provava l’ancora perché voleva essere sicuro che tenesse. Io lo tranquillizzavo e studiavo una rotta costiera per sapere dove navigare. Avevamo solo due zainetti e la voglia di viaggiare in mare, insieme.

Penso che mi manca un amico fraterno e maggiore, come mi mancano i miei genitori. Nelle situazioni in cui si è soli o quasi in mezzo al Pacifico e in situazioni di pericolo e incertezza, si vorrebbe essere ancora figli o fratelli minori, sentirsi accuditi e protetti..

Altro sogno, questa volta Camilla, figlia di Matilde, con vestito lungo viola! Mi dice che dobbiamo parlare.

Finalmente al mattino possiamo spegnere il motore e issiamo il gennaker per venti leggeri. Veleggiare a più di 6 nodi senza rumore è gradevole anche se pensi che stai attraversando il Pacifico a passo di corsa leggera di un atleta mediocre!

 

 

LAVORETTI E CONSIDERAZIONI STORICHE NELL’OCEANO INFINITO

Altra giornata calda e inerte, il capitano inventa lavori non sempre indispensabili come passare l’aspirapolvere, nella migliore tradizione dei comandanti dei vascelli che solcavano questi oceani dalla seconda metà del ‘700 e nell’ ottocento.

Questo oceano è smisurato, due volte l’Atlantico e ricopre una parte smisurata del globo terrestre.

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